Ieri sera, le previsioni circa la partecipazione dei fedeli alla solenne concelebrazione eucaristica in cui è stato indetto ufficialmente il 1° Sinodo Diocesano “Per una Chiesa mistero di comunione e di missione” non sono state smentite.
La Cattedrale di Trani era gremita come non mai di fedeli provenienti dai sette centri che ricadono nel territorio diocesano. Altrettanto dicasi per l’area presbiterale tutta occupata dai sacerdoti concelebranti, dai diaconi, dai seminaristi.
Programmatica e stimolante l’omelia di Mons. Pichierri, di cui si porge il testo integrale.
Apertura dell'anno della fede
e indizione del Primo Sinodo diocesano
nella festa della dedicazione della Cattedrale
19 ottobre 2012
La Chiesa diocesana mistero di comunione e di missione
Carissimi,
con questa divina liturgia dell’anniversario della Dedicazione della Cattedrale, in concomitanza con l’apertura dell’anno della fede indetto dal Santo Padre Benedetto XVI nella ricorrenza del 50° anniversario dell’inizio del Concilio Ecumenico Vaticano II (1962) e nel 20° della pubblicazione del Catechismo della Chiesa Cattolica (1992), apriamo solennemente nella nostra Arcidiocesi il 1° Sinodo diocesano “Per una Chiesa mistero di comunione e di missione”.
Invoco su di me e su tutti voi la benedizione della SS. Trinità con la formula paolina: “La grazia del Signore nostro Gesù Cristo, l’amore di Dio Padre e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti noi”.
Saluto con deferente ossequio tutte le autorità civili e militari presenti, provenienti dalle sette Città che compongono la Chiesa diocesana; nonché le autorità civili della Provincia di Barletta-Andria-Trani.
Saluto con fraterna benevolenza i rappresentanti delle Chiese cristiane sorelle e i rappresentanti della Comunità Islamica, che hanno risposto al mio invito a partecipare a questa Divina Liturgia.
In un’epoca in cui, per molti, Dio è diventato il grande sconosciuto, vogliamo rilanciare nella nostra Chiesa diocesana l’opera missionaria rinnovando la qualità della nostra fede, della nostra preghiera, della nostra azione pastorale.
Il Papa Benedetto XVI è convinto che la crisi del mondo moderno, e in un certo senso della stessa cristianità, è crisi di fede. Quale rimedio migliore che tornare alle radici della nostra fede, scoprirne i valori e allineare ad essa la nostra vita? Riscoprire la propria fede, coltivarla, viverla e testimoniarla sono atti interdipendenti e dinamici.
Ora questo noi vogliamo fare a livello personale ed insieme come Chiesa di Trani-Barletta-Bisceglie che si estende oltre alle Città del titolo, alle altre Città di Corato, Margherita di Savoia, S. Ferdinando di Puglia e Trinitapoli, vivendo in modo responsabile e convinto il 1° Sinodo diocesano “Per una Chiesa mistero di comunione e di missione”.
Il Sinodo, preannunciato nella Messa Crismale del 5 aprile u.s., lo indíco oggi con atto solenne e lo proclamo con il decreto che sarà reso noto al termine di questa omelia. Il Sinodo lo vivremo in tappe.
La prima tappa coincide con l’anno della fede. Sarà un anno di grazia e di impegno per una sempre più piena conversione a Dio, per rafforzare la nostra fede in Gesù Cristo nostro Signore e per annunciarlo con gioia all’uomo del nostro tempo; per dare un rinnovato impulso alla missione della nostra Chiesa diocesana di condurre gli uomini fuori dal deserto, in cui spesso si trovano, verso il luogo della vita che è la comunione fraterna, il lavoro e la festa, l’anelito verso la pienezza della vita eterna.
La fede è generata da Dio e poggia sulla sua stessa testimonianza. Nasce e cresce nell’uomo ascoltando e serbando nel cuore la sua Parola (cfr. Rom 10,1). Ci accompagna lungo il cammino della vita e ci permette di percepire i segni dei tempi nella storia dell’oggi.
La fede, dono elargito gratuitamente da Dio, richiede di essere accolta e custodita, di farla trasparire nella quotidianità delle proprie azioni attraverso una vita all’insegna del rispetto della vita umana e della natura, della giustizia e della pace, della solidarietà e della cooperazione. “E’ la fede – scrive il Papa in Porta fidei – che permette di riconoscere Cristo ed il suo stesso amore, che spinge ad accoglierlo ogni volta che si fa prossimo nel cammino della vita. Sostenuti dalla fede, guardiamo con speranza al nostro impegno nel mondo”.
Credere è fidarsi di Dio, ascoltare la sua voce, accogliere la sua luce abbagliante come Paolo sulla via di Damasco; è lasciarsi guidare da Lui, abbandonarsi al suo amore così come fecero gli Apostoli e nel corso dei secoli i Santi, posseduti e guidati dalla forza dello Spirito. La nostra fede è apostolica. Quindi anche noi, imitando gli Apostoli e i Santi, dobbiamo lasciarci possedere e rivestire di Cristo, per essere ferventi testimoni di Lui risorto presente nella storia di ogni tempo: di “ieri”, di “oggi”, di “domani” sino alla fine dei tempi.
Il 2012 è un anno particolarmente importante per la Chiesa, che celebra il cinquantesimo anniversario dell’inizio del Vaticano II e il ventesimo del Catechismo della Chiesa Cattolica. Se il Vaticano II ha segnato una rifioritura nella dottrina e nella vita della Chiesa – Benedetto XVI l’ha additato come “la grande grazia di cui la Chiesa ha beneficato nel sec. XX” e “una bussola per orientarci nel cammino del secolo che si è appena aperto” -, il Catechismo della Chiesa Cattolica costituisce uno dei frutti più importanti del Vaticano II, come ebbe a dire Giovanni Paolo II: “uno strumento valido e legittimo a servizio della comunione e come una norma sicura per l’insegnamento della fede”.
Nell’incontro con l’assemblea della CEI del 24 maggio u.s. il Santo Padre ebbe a dirci: “Nella preparazione del Vaticano II, l’interrogativo prevalente a cui l’Assise conciliare intendeva dare risposta era: Chiesa, che dici di te stessa?. Approfondendo tale domanda, i Padri conciliari furono, per così dire, ricondotti al cuore della domanda: si trattava di ripartire da Dio, celebrato, professato e testimoniato. Esteriormente a caso, ma fondamentalmente non a caso, infatti, la prima Costituzione approvata fu quella della Sacra Liturgia: il culto divino orienta l’uomo verso la Città futura e restituisce a Dio il suo primato, plasma la Chiesa, incessantemente convocata dalla Parola, e mostra al mondo la fecondità dell’incontro con Dio”.
E, parlando della situazione religiosa del nostro tempo, continuò a dirci: “ A nostra volta, mentre dobbiamo coltivare uno sguardo riconoscente per la crescita del grano buono, anche in un terreno che si presenta spesso arido, avvertiamo che la nostra situazione richiede un rinnovato impulso che punti a ciò che è essenziale della fede e della vita cristiana. In un tempo nel quale Dio è diventato per molti il grande sconosciuto e Gesù semplicemente un grande personaggio del passato, non ci sarà rilancio dell’azione missionaria senza il rinnovamento della qualità della nostra fede e della nostra preghiera; non saremo in grado di offrire risposte adeguate senza una nuova accoglienza del dono della Grazia; non sapremo conquistare gli uomini al Vangelo se non tornando noi stessi per primi a una profonda esperienza di Dio”.
Nel Sinodo anche noi ci chiederemo: Chiesa di Trani-Barletta-Bisceglie che dici di te stessa? Risponderemo a questa domanda sotto l’azione dello Spirito Santo per darci un programma di vita ecclesiale e missionaria conforme al “mistero di comunione e di missione” che è la Chiesa.
Fine principale del Sinodo, pertanto, è verificare il cammino postconciliare e gli adeguamenti alla pastorale promossi in modo collegiale dalla CEI e le disposizioni che ne sono scaturite a livello diocesano attraverso gli interventi pastorali degli Arcivescovi che mi hanno preceduto e quelli da me offerti in questi anni di servizio episcopale.
Conviene qui richiamare i programmi della CEI con scadenza decennale:
Post-Concilio Evangelizzazione e Promozione Umana
Anni ’70 Evangelizzazione e Sacramenti
Anni ’80 Comunione e Comunità (1.10.1981)
Anni ’90 Evangelizzare il sociale (22.11.1992)
Anni 2000 (1°decennio) Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia
Anni 2000 (2° decennio) Educare alla vita buona del Vangelo.
Col Sinodo intendiamo, altresì, offrire disposizioni disciplinari per promuovere la spiritualità di comunione e la missionarietà ad intra e ad extra della Chiesa diocesana. Dobbiamo puntare decisamente a rinnovare la nostra Chiesa rendendola:
- povera e non sfarzosa
- in comunione collegiale e non centralizzata
- profetica e non burocratica
- testimoniante e non militante.
Dobbiamo essere una Chiesa contemplativa di Dio nel mondo con il grembiule della condivisione e del servizio che è esplicitazione della Parola e dell’Eucaristia che celebriamo nella Messa; una Chiesa missionaria aperta a tutti e particolarmente alle nuove generazioni; una Chiesa famiglia delle famiglie; una Chiesa che sa parlare al mondo politico, economico, sociale; una Chiesa in dialogo con la cultura del nostro tempo, aperta ai vicini e ai lontani.
E’ tempo della responsabilità e di un’etica e di una morale che caccia l’individualismo e il relativismo. Dobbiamo saper eliminare non solo gli effetti ma anche le cause dei mali. La Chiesa è il Cristo comunicato e partecipato, è il nuovo popolo di Dio, in cui Dio è padre e noi fratelli in Cristo, resi concordi dallo Spirito Santo.
L’impegno che chiedo a tutti, sotto la guida pastorale dei parroci, degli operatori più convinti e degli animatori sinodali, è di dare il primato alla preghiera attraverso la celebrazione consapevole, attiva, devota della Divina Liturgia della Messa e dei Sacramenti; di partecipare agli incontri diocesani programmati e già noti; di alimentarsi quotidianamente della Parola di Dio e del Catechismo della Chiesa Cattolica che vengono offerti dal sussidio “Viviamo l’anno della fede alla luce del Catechismo della Chiesa Cattolica”, a cura del nostro sacerdote don Francesco Dell’Orco; di seguire le indicazioni della Segreteria generale del Sinodo, di recitare quotidianamente la preghiera del Sinodo.
Il Sinodo della Chiesa universale sulla Nuova Evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana, che si è aperto in questo mese di ottobre, è una spinta verso una nuova primavera della Chiesa non solo nei Paesi di antica tradizione cristiana, ma anche nei territori dove l’annuncio del Vangelo non ha posto le sue radici.
Così il nostro Sinodo diocesano vuol essere una spinta verso una nuova primavera della nostra Chiesa diocesana, portando l’annuncio del Vangelo in ogni realtà della vita umana: umana, lavorativa, sociale. Bisogna estendere l’evangelizzazione a tutti i campi, dalla cultura alla politica, all’economia, alla scienza, all’arte e via dicendo. Ma, come ha detto il Santo Padre sempre ai Vescovi d’Italia, “il nostro primo, vero e unico compito rimane quello di impegnare la vita per ciò che vale e permane, per ciò che è realmente affidabile, necessario e ultimo. Gli uomini vivono di Dio, di Colui che spesso inconsapevolmente o solo a tentoni ricercano per dare pieno significato all’esistenza: noi abbiamo il compito di annunciarlo, di mostrarlo, di guidare all’incontro con Lui. Ma è sempre importante ricordarci che la prima condizione per parlare di Dio è parlare con Dio, diventare sempre più uomini di Dio, nutriti da un’intensa vita di preghiera e plasmati dalla sua Grazia”.
Viviamo, perciò, questo anno della fede, come prima tappa fondamentale del nostro Sinodo diocesano, ripartendo decisamente da Dio e mettendoci in ascolto della Parola di Dio. Affidiamoci a Maria, nostra Madre e Maestra spirituale, e all’intercessione di tutti i Santi, ed in particolare dei Santi Patroni della Chiesa diocesana e delle parrocchie che la compongono, perché ci aiutino ad essere Chiesa viva e vitale nel nostro tempo.
Appelliamoci in particolare ai meriti dei tre Venerabili: Suor Maria Chiara Damato, don Raffaele Dimiccoli, don Pasquale Uva, dei quali sarà proclamata ufficialmente la “Venerabilità” il 31 p.v., in questa Cattedrale, dal Prefetto delle Cause dei Santi, Cardinale Angelo Amato, nella Solenne Concelebrazione Eucaristica che ci vedrà tutti qui adunati come lo siamo oggi.
Giovan Battista Pichierri
Arcivescovo
