Il fatto è diventato “notizia di reato” e, pertanto, assume i caratteri dell’ufficialità con una parte che denuncia un’altra. È così finito in procura il caso del diverbio fra un agente di polizia locale, Domenico Pistillo, e due persone: il consigliere comunale Riccardo Gagliardi e sua moglie. All’autorità giudiziaria il compito di valutare se il loro comportamento sia stato, come ipotizza il vigile, penalmente rilevante.
Il racconto sembra ricalcare, per quanto ne riguarda l'origine, la nostra prima ricostruzione dei fatti. «Lo scorso 19 ottobre 2012 – racconta l’agente - la giornata era molto soleggiata e quindi vi era un afflusso notevole di veicoli e pedoni, nonché di bus turistici che si allontanavano dalla zona portuale percorrendo il lungomare Chiarelli con direzione di marcia via Tasselgardo. Quindi, alle ore 13.28, mi posizionavo, in uniforme, nei pressi dell’intersezione fra via Tasselgardo e lungomare Cristoforo Colombo. Immediatamente mi adoperavo, come al solito, nel fare sgomberare le auto parcheggiate in doppia fila in modo da non arrecare intralcio al flusso veicolare già caotico. La situazione veniva a complicarsi in quanto si doveva necessariamente far transitare un autobus turistico al fine di evitare che il lungomare fosse totalmente bloccato con ulteriore grave disagio alla circolazione veicolare e pedonale. Infatti, notavo che numerosi cittadini alla guida di auto lì presenti e parcheggiate (in attesa dei loro figli), resisi conto della situazione, di loro iniziativa, si spostavano immediatamente dalla zona aiutandomi a tenere sotto controllo la situazione e quindi collaborando attivamente».
Il problema, invece, sembra presentarsi con una Smart parcheggiata «quasi al centro della carreggiata. A tal punto ero costretto ad avvicinarmi all’autovettura in questione ed informavo, con estrema cortesia, la conducente che ostruiva palesemente il passaggio del bus turistico e, in ogni caso, l’auto era in sosta vietata e quindi, facendole notare la situazione di caos venutasi a creare le intimavo di spostare immediatamente il veicolo, altrimenti sarei stato costretto ad elevare sanzione amministrativa al vigente Codice della strada. La conducente, incurante del mio ordine, rivolgendosi alla mia persona proferiva la seguente frase: “Non mi interessa nulla di quello che lei ordina, io vado di fretta e sta per uscire mio figlio da scuola”. A tal punto, sempre con estrema cortesia, chiedevo alla cittadina di fornirmi sia i documenti necessari alla guida del veicolo, sia un documento utile alla sua immediata identificazione. Per tutta risposta, con fare arrogante e minaccioso ed alla presenza di più persone, proferiva la seguente frase: “Io non do i documenti a nessuno, lei mi sta importunando”».
A quel punto entra in scena il marito della donna, il consigliere Riccardo Gagliardi. Dal racconto del vigile, queste sarebbero state le sue principali dichiarazioni: «”Ma il suo problema con questa auto qual è? Io sono il marito di quella signora che lei sta scocciando, sono il consigliere comunale Gagliardi, sono un pubblico ufficiale ed ora mi declini immediatamente le sue generalità e mi fornisca un suo documento perché la devo identificare. Anzi, adesso chiamo immediatamente il suo Comandante al telefono. Vediamo cosa succederà dopo che riferirò al sindaco ed al suo comandante”».
Il vigile, a sua volta, chiede al consigliere «di mostrarmi un documento utile al fine della sua completa identificazione. Lo stesso si rifiutava categoricamente dì farsi identificare e, nel contempo, mi afferrava per il braccio sinistro e rivolgendosi alla mia persona proferiva la seguente frase: “Dammi immediatamente il tuo nome e cognome, ora mi hai scocciato”».
La lite finisce qui, perché «a tal punto – scrive l’agente -, ero costretto ad occuparmi del traffico veicolare e pedonale caotico venutosi a creare e riuscivo, con estrema difficoltà e con l’aiuto di un collega, a ripristinare l’ordine. A quel punto la conducente della Smart ed il coniuge si allontanavano senza farsi compiutamente identificare».
Quanto al referto del pronto soccorso, «mi veniva diagnosticato uno stato ansioso reattivo con giorni due di prognosi».
A completare gli atti, una dichiarazione allegata, a firma del comandante, Antonio Modugno, circa una telefonata, ricevuta alle 13.33: «Lo scrivente, sul display, leggeva in modo inequivocabile la dicitura: Cons. Ing. Gagliardi. Gli rispondevo, ne percepivo lo stato di alterazione nella voce, subito dopo la comunicazione si interrompeva».
Gagliardi, di cui non avevamo diffuso il nome nell'assenza, fino ad oggi, di un atto formale nei suoi confronti, aveva, a sua volta, fornito la sua versione dei fatti. Inevitabile, a questo punto, uno strascico legale della vicenda.
