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Piano di zona, urgono 250mila euro. Pedone: «E delle scritture contabili di Trani non vi è traccia»

I comuni del Piano di zona Trani-Bisceglie dovranno, al più presto, rendere disponibili 244mila euro. Il problema, però, sembra particolarmente del Comune di Trani. È quanto emerge da una delibera del coordinamento istituzionale dell’Ufficio di piano di zona, fondata su una relazione del dirigente del settore, Angelo Pedone che ha illustrato gli approfondimenti della ricognizione finanziaria effettuata con il supporto dell’Agenzia dell'inclusione sociale.

Ebbene, dalla ricognizione del periodo compreso tra il 2005 ed il 2009, è emerso che via è una differenza tra entrate, accertate ed incassate, e stanziamenti di spesa sui vari capitoli di bilancio, nonché fra residui rendicontati e residui passivi, pari, appunto a 244mila euro. E tali fondi dovranno essere resi disponibili per equilibrare le scritture contabili e favorire l’erogazione di servizi con fondi ad vincolati.

Nel frattempo, sempre secondo quanto riferisce il dirigente, entrambi i comuni che formano l’Ufficio di piano, nel triennio 2010-2012, «non hanno versato il cofinanziamento, pari a 582mila euro per ciascuno». Tuttavia, Bisceglie, al fine di garantire la continuità del servizio di centro diurno socio educativo e riabilitativo sito in quella città, per il periodo da luglio a novembre 2012, ha già anticipato 49mila euro. Sempre il Comune di Bisceglie «ha un residuo attivo regolarmente iscritto – dà atto Pedone -. cui corrispondono residui passivi disponibili e liquidabili delle scritture contabili di quell’ente».

Presso il Comune di Trani, invece, sempre secondo quanto riferisce il dirigente dell’Ufficio di piano, «non vi è alcuna traccia, né in entrata, né in uscita». Sempre di comprendere che i problemi non nascano oggi, ed è per questo motivo che l'assessore al bilancio in carica, Michele d'Amore, si è impegnato ad operare con urgenza, insieme con il dirigente della ripartizione finanziaria, Yanko Tedeschi, «verifiche ed approfondimenti per individuare percorsi di regolarizzazione sostenibili e condivisi».

Il coordinamento istituzionale si è dato un tempo indicativo di quindici giorni per aggiornarsi su questi scompensi di carattere finanziario. Trani, però, potrebbe avere bisogno anche di più tempo per fare luce sull’ennesimo, presunto caso di «conti pubblici che non tornano».


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