La convincono ad aiutare un figlio in presunta difficoltà e, così facendo, le sottraggono 2500 euro dal libretto postale. Quando, poi, la donna si ravvede, ormai è troppo tardi e, anzi, si sente male e scattano i soccorsi.
È accaduto nei pressi dell’Ufficio postale centrale in via Giovanni Bovio. Due uomini, di età ed accento non meglio precisati, ma dal portamento distinto che induceva a fidarsi di loro, avvicinavano una donna di 85 anni e, con una serie di pretesti, le facevano credere che uno dei suoi sei figli si trovasse in condizioni economiche così drammatiche da richiedere un immediato soccorso finanziario da parte della madre.
La donna inizialmente titubante, si convinceva del racconto dei due sconosciuti e, accompagnata da entrambi, si recava allo sportello per una prima operazione di modesta entità economica. Sia in quel momento, sia dopo, i due truffatori ben si guardavano dal porsi alla vista delle telecamere di sorveglianza del salone, mantenendosi defilati e, quindi, fuori da ogni possibile loro identificazione.
Una volta prelevata la prima somma, i malfattori convincevano la donna a prelevarne una seconda, più grossa, per un importo totale di 2500 euro. Subito dopo, la vittima del raggiro consegnava il denaro ai due che, facendole credere che lo avrebbero subito consegnato al figlio, facevano invece perdere le proprie tracce.
Soltanto a distanza di almeno un'ora la malcapitata si rendeva conto dell'errore commesso, anche e soprattutto verificando presso i familiari che nulla di quella storia che le era stata raccontata corrispondesse a verità. E così nei pressi della cassa del suo supermercato di fiducia, in corso Vittorio Emanuele, accusava un malore che consigliava non solo l'intervento della 118, ma anche della Polizia. Infatti, la donna aveva cominciato a riferire agli astanti, sebbene in maniera confusa, qualcosa di quello che le era accaduto.
Dopo i soccorsi e l'accertamento delle buone condizioni fisiche, la vittima della truffa si recava in commissariato per ricostruire meglio i passaggi dell’incredibile vicenda. Mancano all'appello, però, proprio gli elementi oggettivi per risalire all’identità dei due impostori.
