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Verso il voto, l'ironia di Santorsola (Sel) sul suo «dodicesimo posto»

Che settimana! Davvero, quella appena trascorsa è stata in assoluto, per me, una delle più difficili degli ultimi anni; se l’avessi saputo forse non lo avrei fatto: non pensavo che partecipare come candidato alle elezioni politiche sarebbe stato così faticoso!

Dare vita ad un comitato elettorale come quello di piazza Dante, preoccuparsi della grafica e della stampa di “santini” e “facsimile”, organizzare incontri e dibattiti con esponenti del partito sperando sino all’ultimo di contare su  una decorosa partecipazione di pubblico sono cose che ti complicano la vita; questo però è il male minore se puoi contare, come è capitato a me,  su una “organizzazione” di partito capace di facilitarti il compito ed in grado di fare un gioco di squadra.

La cosa più difficile da digerire, invece, è il dover approntare nei ritagli di tempo una lista di amici ai quali chiedere di supportarti nella campagna elettorale ed un elenco separato di semplici conoscenti o di illustri sconosciuti ai quali “rompere le scatole” con ricorrenti sms di richiesta di voto e/o di partecipazione agli eventi; per non parlare poi delle brevi telefonate da fare nei ritagli di tempo per convincere lo sfortunato di turno ad ascoltare le ragioni per le quali tu meriti il suo voto!

Ma che “t l’è ditt u midic? (te lo ha forse detto il medico?) penserebbe chiunque con un minimo di saggezza popolare.; potevi startene a “tua casa” e goderti il tempo libero come meglio ti fosse piaciuto, avrebbe detto un altro, sentenziando subito dopo che “chi si impiccia rimane impicciato!”

Pazienza, ormai è tardi e non posso più tirarmi indietro; la prossima volta, forse, mi morderò la lingua prima di accettare una candidatura di servizio anche perché, lo ammetto, la considerazione che per te un seggio in Senato sia lontano anni luce e che al massimo stai lottando per un buon piazzamento, rischiando comunque di fare una magra figura, è difficile da digerire.

L’ho constatato direttamente sulla mia pelle domenica mattina quando aspettando i compagni di partito per dar vita ad un gazebo in piazza sono stato fermato da un conoscente, uno che tra l’altro nelle ultime amministrative si era presentato candidato al consiglio comunale, ovviamente con risultati deludenti, e che perciò, questa volta, aveva deciso saggiamente di non andare a votare o, peggio ancora, di votare per Grillo.

“Ah, sei candidato ? E a che posto sei? Al dodicesimo?!!?E che, non ce la farai mai! Ti conviene?

In questo rigo di domande ci sta tutta la saggezza di una certa classe politica tranese ed il segreto di una vita serena!

Il silenzio assoluto che circonda questa campagna elettorale atipica in tutti i suoi aspetti, e che apre la strada a presunti innovatori, un silenzio che lascia presagire giorni bui, deriva direttamente dalla ovvia risposta all’ultima domanda: no, non conviene.

Credo proprio sia stata questa la riflessione che ha portato la quasi totalità degli esponenti politici di Trani, tanto a destra quanto a sinistra, a tenersi ben lontani da questa battaglia: non conveniva a nessuno!

E quando ho aggiunto che, sì, è vero, forse non conveniva ma che potrebbe essere un passo verso una diversa collocazione futura, un gesto per qualificarsi politicamente e “mettere il cappello” su una posizione più utile alla città nelle prossime tornate elettorali, il mio interlocutore mi ha sorriso e si è allontanato.

E’ stato onesto, però: non mi ha neanche illuso con la promessa di darmi il suo voto o di riflettere sull’opportunità di farlo; semplicemente mi ha sorriso con la condiscendenza che si usa con i poveri di mente e, semplicemente, si è allontanato.

In quel momento ho capito perché questa città sta morendo: non ci sono persone in grado di capire che per arrivare alla meta c’è un cammino da fare e che le cose non ti calano addosso dall’alto solo perché vivi a Trani.

Non so se ha ragione lui o io: so soltanto che sono stanco di vedere la mia città trattata come una terra di conquista dai Carlucci, dagli Squitieri e dagli alti notabili delle città vicine nella compiacente accettazione dei vassalli locali; so soltanto che mentre a pochi chilometri da noi, nonostante la crisi, si riesce a crescere economicamente, a costruire interi quartieri, a programmare per essere pronti nel momento della ripresa, passeggiando per Trani nelle ore di punta noto il fervore ed il brusio lavorativo tipico del lunedì di pasquetta o della settimana di ferragosto!

Io, comunque, ho trascorso una mattinata serena partecipando tra amici al gazebo promozionale di SEL, esponendo un programma di partito che premia la scuola e la cultura, che difende il lavoro ed i lavoratori, che abolisce le differenze e che rifiuta le armi e la guerra, salutando persone che forse non mi voteranno, rifiutando di barattare voti per lavoro, e distribuendo volantini che forse saranno buttati nel primo bidone della spazzatura ma con la certezza che noi, non certo lui, stavamo facendo qualcosa di utile per la nostra città e non solo quello che conviene.

Mimmo Santorsola

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