Ucciso da almeno una decina di coltellate in ogni parte del corpo. Questa l’atroce fine di Tommaso Gallo, 47enne molfettese che da almeno quindici anni viveva a Trani, dove lavorava in una società dedita alla raccolta di indumenti usati. I soccorritori del 118 di Trani lo hanno trovato rannicchiato contro la vetrata del sottano di via Boccaccio 18, in cui si era trasferito da pochi mesi: lo hanno disteso per tentare di rianimarlo, ma le ferite erano profonde e aveva perso troppo sangue.
Il suo aggressore è fuggito in brevissimo tempo, lasciando però qualche traccia sulla quale i carabinieri del Ris, giunti appositamente da Bari, stanno indagando approfonditamente insieme con molti altri elementi e possibili indizi raccolti sul luogo.
Prima del loro arrivo, erano stati i militari della stazione di Trani, coordinati sul luogo dal capitano Luca Golino, a compiere i primi accertamenti ed ascoltare tutte le persone che avessero potuto sentire o vedere qualcosa.
I carabinieri, con l’iniziale ausilio anche di alcuni agenti del Commissariato di pubblica sicurezza di Trani, hanno recintato l’area per tenere lontani i curiosi, prima che sul posto giungessero il magistrato di turno, Simona Merra, e, poco dopo, il procuratore aggiunto, Francesco Giannella. Da lì a poco sarebbero giunti altri militari, del Comando provinciale e, a completare il lavoro, la sezione delle investigazioni scientifiche dell’Arma.
Gli investigatori hanno perlustrato con torce prima l’area adiacente all’uscio, poi l’appartamento, sull’ingresso del quale era visibile una scia di sangue che fa ritenere che l’agguato mortale sia avvenuto all’interno del appartamento, giacché, secondo quanto s’è appreso stamani, la vittima era in pigiama. Dunque, Gallo conosceva il suo assassino, l’incontro con il quale sarebbe, però, degenerato al punto di non ritorno.
I rilievi sono proseguiti fino a notte inoltrata, non tralasciando nulla. L’indagine, però, non sarà semplice, giacché non pare che l’uomo coltivasse numerose amicizie e frequentasse ambienti così degradati. Quantunque ex tossicodipendente, si era rifatto una vita con dignità, pur sbarcando il lunario, ed era conosciuto e ben voluto negli ambienti dei centri d’accoglienza e del sociale. A Molfetta, addirittura, si era più volte rivolto a Don Tonino, durante i difficili anni della sua gioventù, ricevendone spesso conforto e ristoro. Ed anche a Trani, nei primi tempi di attività della casa d’accoglienza, era stato ospite del centro “Jobel” prima che l’attività cui si dedicava gli desse l’opportunità di lasciare il suo letto al centro ad altri che ne avevano più bisogno.
Qualcosa, però, si nascondeva dietro l’apparente tranquillità con cui Gallo conduceva la sua esistenza. Qualcosa e, soprattutto, qualcuno che ha infierito su di lui con una violenza così inaudita che si stenta a ricordare uno specifico precedente di questo tipo, almeno da vent'anni a questa parte.
