Tommaso Gallo conosceva il suo assassino. Questa è la prima certezza sul delitto di via Boccaccio di venerdì notte. Alla luce delle attività condotte dalla vittima, si può ritenere che alla base della tragedia, vi sia stata una lite.
I carabinieri hanno interrogato i condomini dell'edificio sovrastante il sottano in cui Gallo viveva (ora sotto sequestro) per sapere se qualcuno abbia visto o sentito qualcosa, ma resta la precisa sensazione che tutto sia nato da un alterco con una persona sicuramente conosciuta dalla vittima e che dovrebbe avere agito con un coltello, non da cucina e non lunghissimo, che forse era persino in casa dello stesso Gallo. L’omicidio, dunque non sarebbe premeditato, ma sfociato al culmine di una discussione di cui si è perso il controllo.
A condurre d'indagine il sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Trani, Simona Merra, ed i carabinieri della Compagnia di Trani, che stanno ora scandagliando vita ed abitudini di Gallo, ricostruendo le sue frequentazioni per giungere ad una possibile chiave per risalire all’assassino.
Al momento non vi è alcun nome iscritto nel registro degli indagati, mentre il pubblico ministero ha disposto l'autopsia per avere un quadro completo della situazione: ad eseguirla Francesco Vinci, medico legale del Policlinico di Bari.
