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Trani, reazioni post-voto. Rino Negrogno: «Una risata ci seppellirà? Sarà la disperazione dei nostri figli a seppellirci»

Riceviamo e pubblichiamo

Ma una risata distruggerà la casta o ci seppellirà? La sinistra è debole, non ci crede più, è moderata, vuole avere l’operaio pieno ed il padrone ubriaco, è affascinata dai papi e dalla banche, è vecchia quindi ha paura di morire e per questo si va a confessare, va a messa la domenica e non sa chi sia Marx, non ha letto neanche uno dei tre tomi ed il plusvalore diventa un comandamento che non si ricorda più se mai lo si è conosciuto. La sinistra ha dimenticato che da solo nessuno è importante per la rivoluzione e allora si divide in tanti piccoli insignificanti partitucoli perché ognuno vuol fare il capo di quel piccolo mondo o perché ognuno vuol smussare una parte del suo spigoloso comunismo così da poter arrivare da qualche parte. Così ci si riunisce, si parla, ci si acclama da soli, poi si parla, si parla, si parla, ci si compiace della cultura che si ritiene superiore ad ogni altra cultura e basta. Il popolo di sinistra, stanco, disorientato, assuefatto da tutti questi capetti e tutta questa cultura, preferisce il comico che almeno è uno e non si accontenta più di distruggere le ingiustizie e le differenze sociali ma vuole distruggere tutto, preferibilmente a suon di parolacce e risate. E poi dalle macerie nasca quel che vuole.

La destra è forte, compatta, non è una risata che la seppellirà, ed ancor più lo diventa quando la fame e la disperazione prendono il sopravvento. In uno scenario drammatico come quello attuale ci sono due possibilità: o il popolo si arma e fa la rivoluzione in nome dell’uguaglianza e della giustizia sociale scacciando il nemico che è uno ed è nemico di tutti i popoli oppure prende il sopravvento l’istinto di sopravvivenza e la scelta si orienta nella direzione dell’ egoismo sociale, così si acuisce l’amore per la patria, per la città, per la famiglia, tutti territori chiusi, delimitati, protetti con la propensione all’isolamento delle altre comunità uguali ma diverse dalle nostre. Diventa una guerra di sopravvivenza che può giungere alla giustificazione di ogni atto fino a renderlo divino o quanto meno benedetto dalle divinità.

Poco importa se i ponti sullo stretto non sono stati né verranno costruiti, ora l’importante è essere pronti a bombardarli i ponti per proteggere quel poco che è nostro, quel poco che ci resta, ragion per cui è rassicurante e ci fa sentire uniti, forti, imbattibili dare il comando a chi, per ragioni storiche, propriamente od impropriamente, ci arma e ci fa partire.

Ma alla fine della nostra risata e delle nostre parolacce, il pianto, la disperazione e le parolacce dei nostri figli ci seppelliranno.

Rino Negrogno


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