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Trattenere i marò in Italia? Un avvocato di Trani indica la strada: «Arrestiamoli per evitare che ritornino in India»

La giustizia italiana deve evitare il rientro in India dei marò pugliesi. È questo l'obiettivo dell’esposto presentato, presso la Procura della Repubblica di Roma, dal generale della riserva, Fernando Termentini, e dall'avvocato di Trani, Emanuele Tomasicchio.

Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, come è noto, dal 15 febbraio 2012 sono stati fermati in India con l’accusa di avere ucciso due pescatori (che loro avevano scambiato per pirati) dello stato del Kerala. Da quel momento, «nonostante i principi cardine dell’ordinamento internazionale – si legge nell’esposto – depongano per una pacifica giurisdizione dello stato italiano sulla vicenda, le autorità indiane hanno opposto un netto rifiuto ad ogni ipotesi di competenza della giustizia italiana».

Tuttavia, dopo un anno di odissea giudiziaria indiana, nei giorni scorsi i due marò hanno ottenuto un permesso di quattro settimane per venire a votare in Italia: il tempo loro concesso scade il prossimo 23 marzo. Nel frattempo, peraltro, la Procura della Repubblica di Roma ha aperto un fascicolo ipotizzando il reato di omicidio volontario nei confronti dei due militari italiani.

A questo punto, attraverso una iniziativa apparentemente persecutoria, ma che sembra rappresentare un autentico escamotage in favore dei due marò, l'avvocato Tomasicchio ed il generale Termentini fanno notare che «la gravità dei reati loro scritti e la pacifica giurisdizione italiana sui fatti oggetto d'indagine, tesi ragionevolmente confortata dal fatto che la Procura di Roma abbia ritenuto di aprire un fascicolo d'indagine a carico dei due predetti, imporrebbero di scongiurare ogni potenziale pericolo di fuga dei militari La Torre e Girone, adottando all’uopo ogni consentita misura cautelare. L’unico idoneo provvedimento sul punto – deducono Tomasicchio e Termentini - appare quello, pertanto, del divieto di espatrio atto a scongiurare il rischio che due militari si possono sottrarre alla giustizia italiana».

La loro richiesta è che l'autorità giudiziaria italiana «adotti idonea misura cautelare volta ad evitare ogni possibile pericolo di fuga dal Italia dei due marò». Parrebbe un ossimoro, ma se ne invocherebbe un presunto «arresto a fin di bene».


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