Tanto tuonò che piovve. Infatti, dopo l’ultima nostra foto-segnalazione, accompagnata dalle pesanti dichiarazioni in merito del sindaco, Gigi Riserbato, che annunciava al più presto una soluzione, questa mattina è riapparso il cassonetto, nel vano del marciapiede di via Malcangi ad esso riservato, ai piedi dello stabile i cui condomini, ormai da mesi, riversavano la loro spazzatura nel luogo da cui il cassonetto era stato rimosso.
Evidentemente, di fronte a tante e quotidiane scene di degrado, alle quali ci si stava assuefacendo in maniera inquietante, alla fine s’è posto rimedio tornando esattamente alla situazione di partenza.
È prevedibile che la storia non finisca qui, in quanto il residente che aveva sollevato il problema del pericolo per la sua incolumità (nel momento in cui esce con l'auto dal garage e non riesce a scorgere i veicoli provenienti da sinistra) si ripresenterà.
Al momento, però, si è deciso così non senza una punta di polemica da parte di chi ha dovuto assumere la decisione conclusiva: «Ha vinto l’inciviltà e per noi è stata una sconfitta – dichiara l’amministratore unico di Amiu, Antonello Ruggiero -. Finora i tranesi hanno sempre osservato le regole e hanno conferito i rifiuti al primo cassonetto utile, posto non necessariamente davanti al proprio portone. Qui, invece, nonostante sarebbe stato sufficiente semplicemente attraversare la strada, percorrendo appena dieci metri, è passato il concetto del cassonetto sotto casa, un principio molto pericoloso che ha fissato un precedente e rischia di creare il caos. A questo punto bisogna chiedere scusa agli altri concittadini che rispettano le regole, come anche dovremmo chiederci dove fossero coloro che, preposti ai controlli, per tutto questo tempo non hanno fatto nulla».
Potrebbe non essere questa, tuttavia, la soluzione definitiva. Il problema, però, è che l’intera via Malcangi è servita da un camion mono-operatore, che tratta senza soluzione di continuità almeno una trentina di cassonetti tutti dello stesso tipo: un cassonetto più piccolo resterebbe lì e richiederebbe il passaggio di altri operatori, con costi aggiuntivi per l’azienda. In altre parole, un problema quasi da incubo.
