Martedì 5 marzo ho partecipato ad una riunione organizzativa presso l’assessorato alla sanità della regione puglia per tentare di dare una risposta logica ed adeguata alle aspettative dei cittadini tranesi in tema di salute.
C’erano tante persone, forse troppe: il Presidente della provincia BAT, il Sindaco di Canosa, quello di Andria ed il neo-Senatore di Corato; c’erano tutti, e forse c’era anche qualcuno che con la riorganizzazione del nostro ospedale non c’entrava molto.
La disponibilità dell’assessore Attollini a trovare una soluzione che potesse soddisfare le nostre aspettative pur nel rispetto delle linee generali del piano di riordino mi è sembrata grandissima ma noi non abbiamo saputo approfittarne in maniera completa: è proprio vero che la politica, a volte, distrugge da sola le migliori occasioni.
Al termine della riunione ognuno ha diramato il proprio comunicato e la cosa strana è che per quanto tutti avessero partecipato alla stessa seduta e la seduta fosse terminata con un accordo di massima i comunicati sono stati talmente divergenti tra loro che io per primo ho incominciato ad avere dei dubbi sulla mia intelligenza e sulla mia capacità di comprensione.
Il giorno dopo, però, tornando come al solito al mio posto di lavoro, ho constatato che gli striscioni di protesta erano stati rimossi e che l’occupazione del San Nicola pellegrino era stata interrotta.
Allora non mi ero sbagliato, mi sono detto riacquistando un po’ di autostima, e, forse, qualcuno aveva capito le stesse cose che mi sembrava fossero state dette!
Mi sono sentito meno imbecille ma, strano a dirsi, il senso di malessere che mi aveva pervaso nei giorni precedenti non era scomparso del tutto.
Una domanda si presentava insistente: devo essere soddisfatto? Sì, con le mie piccole forze non avrei potuto contribuire in maniera maggiore, mi sono detto. Allora perché ancora questo senso di disagio?
In fondo quello che era stato raggiunto era, per l’ospedale di Trani, il migliore accordo possibile nel contesto politico ed economico che stiamo attraversando: la struttura “ospedale” rimane funzionante in alcuni reparti quali la medicina e la gastroenterologia, il pronto soccorso dovrebbe essere riabilitato e potenziato di uomini e mezzi, i cittadini tranesi potranno fruire di numerosi servizi e, per quanto in scala ridotta, l’attività chirurgica potrà riprendere seppure in forma di “day surgery”; la possibilità di un “day service” organizzato potrà ridurre le difficoltà per i pazienti a completare un iter diagnostico e la casa del parto potrà far nascere ancora tranesi DOC.
Ho lavorato tutta la mattina con questo interrogativo ed ho evitato accuratamente di esprimere la mia opinione sulla vicenda; nelle pause continuavo a riflettere e finalmente ho trovato la risposta alla mia insoddisfazione: il piano di riordino era sotto gli occhi di tutti da almeno un anno, tutti l’avevano snobbato ed oggi, invece, ognuno lo interpretava a modo suo e se ne faceva artefice.
Nella logica tutta tranese del “no a tutti i costi pur di andare…contro quelli dell’altra parte” avevamo perso un anno!
Nei primi mesi del 2012 avevo proposto a tutte le forze politiche della città di prendere atto che la regione aveva la necessità di riorganizzare la sanità pugliese riducendo il numero degli ospedali, concentrando i reparti in poli di eccellenza ed attribuendo ad ogni ospedale una propria vocazione (l’emergenza per Andria, l’oncologia a Barletta, la medicina territoriale e del post-acuzie riservata a Trani) e che nel braccio di ferro tra le forze politiche quello di Trani poteva essere considerato la “cenerentola” degli ospedali.
La colpa certo non si può attribuire completamente alla attuale amministrazione cittadina ma, per onestà mentale, non può e non deve nemmeno essere ribaltata sulla amministrazione Vendola che si è trovata a gestire lo sfascio della sanità pugliese.
La colpa sta nel fatto che in molti anni di cattiva politica l’ospedale è stato sempre e solo un’arma da rispolverare in occasione delle campagne elettorali per agitare ad arte gli animi degli onesti cittadini e carpirne il consenso elettorale; ne abbiamo avuto la prova nella campagna per l’elezione della nostra amministrazione comunale e poi nelle primarie del centro sinistra e, per finire, nelle elezioni politiche appena consumate.
Nel silenzio della politica e nell’accondiscendenza delle amministrazioni ASL il nostro ospedale ha subito negli anni una serie di ferite profonde e da fiore all’occhiello del nord barese è diventato, oggi, un piccolo ospedale in continuo affanno per la carenza di personale, per la inadeguatezza delle apparecchiature diagnostiche e per la insufficiente manutenzione degli ambienti; le brillanti professionalità presenti, nonostante un atteggiamento quasi di devozione nei confronti della struttura e dei pazienti, sono diventate ogni giorno più demotivate e, qualcuna, ha anche cercato una migliore realizzazione in altre sedi.
La colpa sta anche nel fatto di aver sprecato un anno per rendersi conto della inevitabilità del cambiamento e della necessità di contrattare con le istituzioni il futuro della sanità sul territorio tranese.
È ovvio che vorrei riavere il mio ospedale, semmai più grande, più ricco e più bello ma in queste condizioni sarebbe colpevole perseverare in un atteggiamento di sterile vittimismo; credo sia giunto il momento di smettere di guardare con invidia e malanimo le città vicine che hanno saputo coltivare le loro realtà, rimboccarsi le maniche e mettersi a lavorare per riacquistare la stima e la fiducia dei cittadini nelle strutture sanitarie.
Mimmo Santorsola (consigliere comunale Sel)
