«Sarò il presidente del dialogo», ha detto ieri appena eletta allo scranno più alto di Montecitorio. Nell’attesa che lo confermi in qualità di terza carica istituzionale dello Stato, Laura Boldrini resterà, nei ricordi degli addetti ai lavori, il presidente dei «Dialoghi». Trani l’ha conosciuta, infatti, il 24 settembre 2010 nella giornata d’apertura di quell’edizione della rassegna de «La Maria del porto».
Al castello svevo, quel pomeriggio, il futuro presidente della Camera parlò delle «passioni» legate ad un’istituzione importante come l’Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati, di cui venne a Trani quale portavoce, presentata ed intervistata da Marino Sinibaldi.
Il direttore del Gr3 di Radio Rai ebbe modo di definire la collega «l’immagine della “com... passione”. Laura ha una storia, una coerenza, e conosce le cose che fa e la loro storia – dichiarava Sinibaldi -. I presunti competenti sembrano cinici e gli appassionati impotenti. Laura è un’appassionata in grado di tradurre con risultati il suo impegno. Lei è il volto in Italia delle Nazioni unite ed il suo libro accende, attraverso le storie, una com… passione collettiva che alimenta la voglia di condividere quelle sofferenze».
Il libro in questione è «Tutti indietro (Rizzoli, 2010), 252 pagine di racconti “scomodi” che partono da un’esperienza decisamente spartiacque nell’attività professionale di Laura Boldrini, quella del 6 maggio 2009, quando 227 persone, in fuga dalla Libia a bordo di tre barconi, venivano rispedite indietro quando ormai erano giunte nelle acque territoriali di Lampedusa. «Da quel giorno qualcosa è cambiato nell’approccio verso i rifugiati ed i richiedenti asilo – è la tesi dell’autrice -, e si è perso quello era il “modello Lampedusa”, vale a dire il soccorso in mare dei rifugiati, la ricezione in Italia, il chiarimento della loro posizione e, solo dopo, le successive determinazioni circa il diritto o meno a restare nel nostro paese. E se oggi il centro d’accoglienza di Lampedusa è mezzo vuoto – aggiungeva – questa non deve essere vista come una vittoria, ma forse dovrebbe suonare da campanello d’allarme circa il modo con cui si praticano le politiche dell’accoglienza da quel fatidico 6 maggio 2009».
Oggi, a Laura Boldrini, il compito, ancora più arduo, di fornire il suo qualificato contributo perché sia il Paese, il nostro, a non restare indietro, respinto da un’Europa che potrebbe non avere più il tempo di “accogliere” chi è economicamente e socialmente in difficoltà.
