Minacce e violenza privata. Questi i motivi per i quali, nell'ormai lontano 10 aprile 2008, due avvocati tranesi, Anna Curci e Giovanni Stella (all’epoca suo praticante), denunciarono un loro collega di Andria, Giuseppe Di Renzo. Oggi, dopo oltre cinque anni il giudice monocratico presso la Sezione distaccata di Andria del Tribunale di Trani, Eugenio Carmine Labella, ha condannato il professionista andriese.
Per l'avvocato Di Renzo sono stati disposti due mesi di reclusione, pena sospesa, oltre al pagamento delle spese processuali, alla rifusione in favore di ciascuna delle costituite parti civili delle spese processuali, ed al risarcimento integrale dei danni. Le motivazioni saranno diffuse nei prossimi novanta giorni.
La sentenza è l'epilogo di una vicenda nata nell'ambito di una perizia all'interno di un opificio di Andria, nella quale la professionista tranese da una parte, e quello andriese dall’altra, difendevano due aziende tra loro in litispendenza.
Secondo la denuncia, Di Renzo in quella sede avrebbe perso totalmente il controllo della situazione, inveendo più volte verso la collega con frasi irriguardose e comportamenti minacciosi. Poi, nel momento in cui l’altro avvocato di Trani aveva provato a frapporsi fra i due per raffreddare il diverbio, questi era stato a sua volta spintonato via ed anche lui verbalmente aggredito.
Fra le frasi maggiormente offensive, sempre secondo quanto riportato in denuncia: «Ti spezzo le gambe; ti spacco le ossa; ti faccio vedere la fine che ti farò fare; ti faccio sparire». Apprezzamenti che, già di per sé gravi, destano maggiore sconcerto se pronunciati all’indirizzo di un collega, a maggior ragione se donna. Una scena che scosse non poco l’avvocato Curci, che oggi si è vista risarcire, evidentemente, soprattutto dal punto di vista morale.
