«Benissimo i grandi eventi, ma potenziamo e sfruttiamo il patrimonio locale». Questa la sintesi del pensiero del consigliere comunale e provinciale del Pdl, Beppe Corrado, rappresentando gli attuali problemi del Palazzo delle arti «Beltrani», sede della «Pinacoteca Ivo Scaringi», da cui prende anche l’intera denominazione.
Da il fornitore dei servizi del palazzo ha terminato la sua ultima gestione in proroga, restituendo le al Comune le chiavi del bene, la struttura museale resta aperta a singhiozzo e, anche quando fruibile, non è coperta come un turista auspicherebbe.
Infatti, a quanto s’è appreso, sono presenti soltanto il direttore ed un dipendente comunale, in alcune occasioni le stanze sarebbero non illuminate e le persiane chiuse, disincentivando eventuali visitatori, la sala multimediale della pinacoteca avrebbe, da tempo, cessato di funzionare. Servizi minimi che, fino a quando vi era un gestore, erano assicurati in modo più ampio e con orari più estesi e continuati
Riaperto ed inaugurato il 30 dicembre 2009, dopo ventitré anni di interminabili lavori, il «Palazzo delle cento stanze» fu pensato dal sindaco, Giuseppe Tarantini, «quale fulcro per le attività culturali della città e faro per l’intero territorio», scrive Corrado, che ricorda anche non solo «le donazioni della famiglia del grande artista tranese Ivo Scaringi, cui è dedicato ancora oggi un intero piano per la sua mostra permanente», ma anche quelle dei privati, per esempio le opere del notaio Capozza, di Corato, che, pur non essendo tranese, ha sposato il progetto proprio perché ne intuiva le prospettive».
Oggi, però, nell’attesa della annunciata, ma tuttora non bandita gara per l’affidamento in gestione pluriennale di tale patrimonio, «purtroppo ci troviamo di fronte ad una situazione che sta pregiudicando il lavoro fin qui svolto – fa notare Corrado -. L’amministrazione Riserbato ha, giustamente, puntato molto sul turismo culturale, incentivando ottimi eventi di rilevanza come “Trani a gogo” e “Trani international festival”, ma non possiamo certamente trascurare il patrimonio culturale artistico rappresentato da Palazzo Beltrani. Bisogna ripensare ad una direzione che rilanci la crescita del palazzo stesso. L' attuale gestione, poi, affidata ad un solo dipendente comunale, sta mettendo in pericolo la permanenza delle opere. I donatori furono convinti dal principio che le opere d'arte vivono se sono fruibili. Se, però, dovessero restare chiuse in un palazzo chiuso, questi preferiranno tenerle al chiuso delle loro case».
Quanto alla proposta a breve termine, attendendo la gara, Corrado ricorda che «esistono associazioni da sempre impegnate nel rilancio culturale della nostra città e, allora, perché non utilizzarle in un percorso di gestione comune del Palazzo delle arti? In questo modo, oltre a valorizzare le professionalità locali, si potrebbe rivitalizzarlo risolvendo cosi i problemi attuali».
