Sarà aperta ufficialmente al pubblico da questo pomeriggio la cripta sottostante la chiesa S. Maria de' Dionisio (Ss. Medici), dopo accurati interventi di recupero conservativo. Alle ore 19.30 il vescovo durante una cerimonia taglierà il "nastro" per questo nuovo luogo di culto riaperto ai fedeli.
Cenni storici
Il nome attribuisce l’origine bizantino.
La chiesa attualmente non conserva nulla della costruzione originaria sui ruderi della quale fu probabilmente costruita. La volta, in particolare, è stata completamente rifatta a causa di un crollo della stessa accaduto negli anni ’50, Accanto alla chiesa vi era fino agli anni ’90, uno dei più antichi forni della città, forno che essendo in antico di proprietà comunale serviva a riscuotere uno dei tanti balzelli imposti dalla Universitas, in questo caso una tassa sulla panificazione.
Vi sono tracce di affreschi quattrocenteschi, rinvenuti durante i restauri del ’78.
Sulla lastra tombale, rinvenuta dietro l’altare maggiore, si legge:
MCCCCLXVIII HIC JA
CET NICOLAUS FILIUS MAGI
STRI DOMINICI CHAPACE
DE TRIANI
Delle altre due lapidi riporta il testo il Capozzi, una del 1549 e l’altra del 1694.
Importante è la maternità scolpita in pietra e contornata dalla iscrizione in greco che tradotta suona così:
“SIGNORE SOCCORRI IL SERVO TUO DELTERIO TUMARCA”
Da questa iscrizione possiamo determinare con facilità l’epoca di questo lavoro che va assegnato senz’altro all’XI secolo.
Infatti nell’archivio capitolare si conserva un documento dell’agosto 1039 sottoscritto fra gli altri da Sellito e da Delterio (Eleuterios, nell’originale) imperiali tumarchi. Trattasi infatti di personaggi della Trani bizantina che in quegli anni, così come è provato da documenti del 1028, 1032, 1035, 1036 e 1039, era sicuramente in mani greche.
Quanto sopra convalida l’ipotesi che trattasi, nel caso di S. Maria dè Dionisio, di origine bizantina.
Sotto il titolo di S. Maria dè Dionisio sorge sin dal IV secolo la omonima congrega, fondata secondo la tradizione, dal marinaio Dionisio, compare già dal 1570 ed ebbe il Regio Assenso il 17 ottobre 1777.
I confratelli erano di origine contadina e pagavano 5 grana al mese fino alla morte, mentre per l’iscrizione si versavano 10 carlini fino a 25 anni, da 25 a 45 anni 3 carlini in più per ogni anno eccedente e dopo i 45 anni decideva la congregazione; era comunque permesso ad altri di iscriversi affinché ne traesse beneficio la stessa comunità.
Il noviziato durava 1 anno e lo stesso statuto obbligava il sacramento della Confessione e della Comunione, soprattutto in occasione della festa della Titolare.
Particolare devozione era rivolto a Gesù Eucaristia, infatti nell’occasione del Viatico da portare agli infermi, la Confraternita assumeva particolare identità.
Alla stessa processione dovevano intervenire tutti i confratelli vestiti di sacco, mozzette e cappelli dietro le spalle, e una volta prelevato il parroco dalla chiesa parrocchiale, procedevano ciascuno secondo la sua anzianità che aveva nella Congrega.
Per l’importanza attribuita alle esequie e alle messe in suffragio dei defunti, nasce l’istituto del Monte dei Morti.
I diritti erano connessi con l’infermità, l’invalidità e la morte.
In caso di malattia, il fratello infermiere doveva visitare l’infermo e darne notizia alla Congregazione per fissare il sussidio da erogare ed autorizzare la visita del medico condottati, il quale doveva essere fra i migliori della nostra Città.
Se sopravveniva l’invalidità, dietro presentazione di un memoriale, il confratello percepiva un sussidio giornaliero.
Nel caso di morte, il defunto era accompagnato da tutti i fratelli e dall’intero Capitolo Metropolitano e seppellito nella stessa chiesa con tutte le spese per le esequie, a carico della Confraternita.
Se il confratello moriva fuori città, gli eredi percepivano la somma che la Congrega era solita sostenere.
Il giorno della morte di un confratello, oltre alle 5 messe celebrate durante l’agonia, se ne aggiungevano altre 10 e altre 20 messe nei giorni successivi.
A causa di difficoltà economiche e della preoccupazione di non avere la dovuta assistenza, si ebbe un calo dello spirito religioso della Confraternita; per questo motivo i suoi dirigenti, notando un cambiamento di stato rispetto allo statuto del 1777, fecero stilare da un notaio una copia dello stesso statuto, affinché si potesse dare lettura di dette Regole per un buon funzionamento della Confraternita stessa.
Alla Processione Penitenziale del Venerdì Santo, la confraternita partecipa portando l’immagine di Cristo alla canna (Ecce Homo).
La Confraternita di S. Maria dè Dionisio ha avuto un cambio radicale di culto da quando ha custodito le venerate immagini dei SS. Medici Cosma e Damiano.
Nella nostra città antichissimo è il culto e la venerazione per i SS. Medici, da secoli venerati nella Chiesa Metropolitana, dove il reverendissimo Capitolo ogni anno, il 27 settembre, celebrava un triduo solenne in onore del glorioso martirio dei Santi.
La tradizione afferma che nel 1910, per scongiurare una tremenda pestilenza che colpì la città, le statue dei Santi con le Reliquie furono portate in processione dalla Cattedrale alla Chiesa di S. Maria dè Dionisio, ove rimasero esposte alla venerazione dei fedeli.
