Sei piani, anziché undici. Una «torre», quasi dimezzata, fra un’inchiesta penale aperta ed una sentenza del Tar che sembra avere chiarito almeno in parte la questione. Al centro di tutto, poi, quella «benedetta» strettoia da allargarsi, perdurante strozzatura, ai confini dell’incubo, del quartiere Pozzopiano.
E, così, potrebbe presto sbloccarsi la nota vicenda del restringimento tra villa Telesio ed il vecchio capannone, nella cui area dovrebbe sorgere una serie di civili abitazioni, con annessi servizi. In particolare, come si ricorderà, il 14 dicembre 2010 il consiglio comunale approvò un Piano urbanistico esecutivo che prevedeva, in cambio dell’allargamento della strada, la costruzione di un edificio di undici piani (oltre attico e due piani interrati).
In altre parole, una «torre» di 33 metri che, peraltro, sarebbe stata in contrasto con l'altezza di tutti gli altri edifici circostanti che non superano i cinque piani. Quando si approvò il Pue, le polemiche non mancarono. Anzi, ben diciotto consiglieri comunali non lo votarono, mentre due della stessa maggioranza, De Simone e Giuseppe Gagliardi, votarono contro. Il primo, fra le altre cose, in qualità di presidente della comparente commissione consiliare, pose in risalto il fatto che intorno alla prevista “torre” vi fossero edifici di non più di cinque piani e, nel suo cono d’ombra, una scuola materna ed un’area a vincolo con cui l’edificio sarebbe stato oltre modo incompatibile.
Su quella vicenda, poi s’è innestata un’inchiesta della magistratura: all'area furono posti i sigilli in seguito ad un provvedimento cautelare preventivo, onde verificare il rispetto dei vincoli idrogeologici ed altre fattispecie. Da allora, tutto era parso, inesorabilmente, fermo.
Tuttavia, proprio negli ultimi giorni, ha preso piede un piano B. Infatti, sulla base di un pronunciamento del Tar, il progettista del Pue ha anticipato al Comune di Trani una proposta fondata sulla disponibilità a rivisitare l'intero progetto ed abbassare l'altezza dell'edificio a non oltre sei piani.
La circostanza è stata confermata dal sindaco, Gigi Riserbato, che ha chiesto al responsabile dell’Ufficio legale del Comune, Michele Capurso, «un approfondimento sulla vicenda sia in sede amministrativa – spiega il capo della giunta -, sia penale. Affronteremo la questione unitamente all’assessore all’urbanistica e confermo – aggiunge Riserbato - di avere avuto questa disponibilità da parte del progettista. Peraltro, siamo ancora nell'ambito di un’estrema genericità, a carattere verbale e senza atti ufficiali».
Tuttavia, al sola ipotesi che la vicenda si sblocchi alimenta l’ottimismo: «Confido nel buon senso di tutti – commenta il sindaco -, perché faremmo veramente il bene del quartiere. Quella strettoia è davvero obsoleta e, soprattutto, pericolosa. I pedoni sono costretti a transitare senza alcuna protezione, mentre il traffico scorre con un doppio senso di marcia che non rappresenta per loro alcuna garanzia, soprattutto nei giorni di pioggia».
