I «delitti contro la libertà personale» e, soprattutto, i reati di «stalking» appaiono in netto calo a Trani e nell’intero circondario del suo tribunale. Lo si evince dalla relazione annuale, diffusa dalla Corte d’appello di Bari, in merito all’operatività del distretto.
Ebbene, nell’ultimo periodo rilevato, compreso fra il 1mo luglio 2012 ed il 30 giugno 2013, i «delitti contro la libertà sessuale» denunciati alla Procura della Repubblica sono leggermente calati rispetto allo stesso arco temporale dell’anno precedente (da 81 a 77), ma quelli riguardanti lo stalking vero e proprio si sono pressoché dimezzati: da 340 a 193. «La nuova previsione delittuosa dello stalking - si legge nella relazione della Corte d'appello - si sta confermando una forma efficace per combattere il fenomeno degli abusi nell'ambito delle relazioni di coppia, sia familiare, sia extrafamiliare».
È da notare, peraltro, come questo calo abbia interessato solo i circondari di Foggia e, soprattutto, Trani, dove evidentemente si sta lavorando bene anche e soprattutto con riferimento al ruolo svolto dal centro antiviolenza «Save», che ha sede presso il centro «Jobel», in via Di Vittorio. «Si tratta di dati davvero positivi – commenta l’avvocato Roberta Schiralli, responsabile del Save -. Infatti, se interpretati nel senso che la legge sullo stalking fornisce seri rimedi affinché tale reato venga arginato, noi operatrici del centro non possiamo che esserne contente».
In realtà, il fenomeno andrebbe approfondito nel merito, per comprendere, per sempio, che «nell’anno 2013, come centro antiviolenza – riferisce Schiralli -, ci siamo occupati di almeno quattro casi di stalking per i quali è intervenuta la denuncia della persona offesa. Allo stato, di queste denunce, una sola ha ottenuto sentenza di condanna, al momento confermata in secondo grado, mentre per le altre sono in corso le indagini preliminari. Quello che si può dire – prosegue la responsabile del “Save” di Trani -, alla luce dei casi in carico alla nostra struttura, se confrontati con le denunce presentate prima della legge sullo stalking del 2009, vi è più celerità nella risposta delle forze dell’ordine e della magistratura inquirente, proprio per gli strumenti che la legge ha loro offerto. Basti pensare all’ammonimento al Questore per quelle problematiche più blande e meno allarmanti, sino ad arrivare al divieto di avvicinamento. Per quanto riguarda il braccialetto elettronico, di recente introduzione normativa, non si può esprimere alcun commento in quanto sono ancora pochissimi i casi di applicazione dello stesso, stante la mancanza di supporto tecnico e di fondi in dotazione alle forze dell’ordine».
Il calo delle denunce, però, si può leggere anche in altro modo: «La maggior parte delle vittime non denuncia – ammette l’avvocato Schiralli -, perché teme di non essere creduta e non sempre, per reati come lo stalking, riesce a fornire le prove come si impone al momento della redazione della denuncia o ammonimento. A volte – spiega -, la vittima è sola con il suo aggressore, le minacce sono fatte in mancanza di testimoni e non sempre le stesse vittime hanno una rete parentale che consenta loro di essere “scortate” fuori casa. La solitudine di queste persone è molto evidente e, spesso, arrivano al centro molto provate psicologicamente, ed anche deluse, poiché non sempre credute».
Per questo, per completare nel migliore dei modi lo scenario di contrasto al fenomeno, «serve una formazione di tutti gli operatori del settore- auspica Schiralli -, specie del personale medico e dei “pronto soccorso”, che sono i primi cui la vittima si rivolge. E serve un cambiamento culturale e di approccio, cosa che sta avvenendo presso la Procura di Trani quanto a trattazione di reati in materia di violenza di genere. È positivo, a tal proposito, sapere che il centro di Trani è stato ammesso come parte civile in un processo per reati di maltrattamento e violenza sessuale, un chiaro segnale di incoraggiamento per le vittime e che consacra la funzione dei centri antiviolenza come luogo di tutela della donna e dei suoi diritti».
