Pochi soldi, ma anche perdite limitate. La casa di riposo «Vittorio Emanuele II» è costretta a navigare a vista, ma ha imparato a convivere con i problemi e superarli con una gestioen oculata delle risorse. Il conto consuntivo del 2012, approvato dal consiglio d’amministrazione dell’ente il 9 gennaio scorso, ha fatto registrare, alla fine dell'esercizio, un disavanzo di 107mila euro. Tale perdita è stata imputata, come previsto per legge, al bilancio di previsione per l'esercizio 2013.
Nella relazione al rendiconto, il Cda fa sapere della volontà di «mettere in campo tutte le forze finalizzate a coordinare e concretizzare un piano di risanamento della struttura, che preveda, oltre l’aumento dell'utenza, la programmazione puntuale delle prospettive dell'ente in collegamento all’importanza della funzione sociale svolta sul territorio e ad un piano di investimenti che possa condurre ad una svolta necessaria e non più procrastinabile, finalizzata ad un raggiungimento dei fini sociali ispirato ai principi di efficacia ed efficienza del servizio».
Di conseguenza, il Cda, presieduto dall’avvocato Carmela Craca e formato, anche, dai componenti Savino Cormio, Franco Del Negro e Dario Natalicchio, ha pubblicato anche l’avvenuta approvazione del bilancio di previsione per l'esercizio 2013, nonché quello pluriennale 2013-2015.
Complessivamente, si tratta di una manovra da 764mila euro, e che tiene conto, come detto, dei 107mila euro di perdita derivanti dall’esercizio 2012. Per quanto riguarda il 2013, entrate e spese sono di 614mila euro, mentre per 2014 e 2015 si prevede un pareggio di 413mila euro.
«Le previsioni di entrata - si legge nella relazione al bilancio -, per quanto attiene, in particolare, i proventi derivanti dall’ospitalità, sono state effettuate in base alla ricettività di anziani ospitati in questo ente, calcolando la retta giornaliera, determinata con deliberazione del Consiglio di amministrazione del 9 settembre 2011».
Sulla base di questa è stato previsto, nell'esercizio del 2013, l'aumento dell’utenza «per raggiungere la piena autonomia e sostenibilità della attività svolta, oltre ad un programma di investimenti ed un piano di alienazione di propri beni immobili».
Il Consiglio d’amministrazione, inoltre, ritiene indifferibile «fare fronte alla grave carenza della struttura organizzativa a supporto dell’attività dell'ente, anche ricorrendo allo strumento della convenzione con enti locali di prossimità, attesa la difficoltà finanziaria che rende difficile prevedere nuove assunzioni».
Non mancano neppure, a seguito di ricognizione, posizioni debitorie pregresse nei confronti di Equitalia ed Amet. Il bilancio approvato, tuttavia, gode del parere favorevole del Collegio dei revisori dei conti.
