Una sala al secondo piano della biblioteca comunale «Giovanni Bovio», da due anni, è sostanzialmente inagibile perché priva di scala antincendio. L’assenza di questo manufatto, fondamentale per garantire la sicurezza pubblica di quegli ambienti, ha determinato anche la rinuncia all’allestimento del locale stesso: sarebbe dovuto essere un cineforum, ma lo si evince solo scorgendo il pavimento in discesa perché, per il resto, non vi è nulla.
Finora quella sala si è utilizzata, sporadicamente, solo per mostre, ma potrebbe servire davvero per molto altro. Per la cronaca, la scala in ferro costerebbe circa 40mila euro, mentre l’allestimento 15mila. Ed è questo uno dei motivi che hanno indotto l’assessore alla cultura, Salvatore Nardò, a rassegnare le dimissioni.
Da quella decisione sono trascorse due settimane e le dimissioni, peraltro, non sono irrevocabili, «ma lasciate nelle mani del sindaco – spiega Nardò - per una sua valutazione» che al momento, evidentemente, ancora non vi è stata.
E, così, l’assessore uscente si ritrova in una sorta di limbo, fra una rottura non definitiva ed una casella che potrà tornare utile per altri soggetti politici che non potevano chiedere di meglio per ottenere le richieste visibilità.
Restano nel vago, però, soprattutto i progetti, mentre è già cristallizzato, nel bilancio di previsione approvato dalla giunta, il taglio di 70mila euro nel settore culturale. «Ma il problema non sono solo i soldi – spiega Nardò -, bensì la mancanza di programmazione nel settore. Sicuramente l'assessore alle finanze (Michele D’Amore, ndr) ha costruito un bilancio equilibrato, ma aveva anche preannunciato incontri “ad personam” con gli assessori, per discutere questioni di programmazione: tali incontri non ci sono stati. Eppure il sottoscritto aveva presentato per iscritto un programma articolato che conteneva elementi fondamentali per la città: i lavori urgentissimi da realizzare in biblioteca; la stagione teatrale ed artistica da continuare; una strategia di partecipazione dell'ente ad eventi passando dalla logica del contributo a quella delle sponsorizzazioni. Ebbene – prende atto Nardò -, tutto questo non c'è stato e, inoltre, c'è stato il taglio che va a ledere la programmazione in corso. Il maggiore – aggiunge - ha riguardato addirittura la stagione teatrale in corso».
Eppure lo scorso anno, in occasione della presentazione del 950esimo anniversario degli «Ordinamenta maris», si disse che quello sarebbe diventato il marchio distintivo della città anche negli anni successivi. Alla luce di queste evoluzioni, sarà molto difficile che ciò accada. «Il problema – riassume Nardò - è che il turismo culturale non trova posto della programmazione. Finora siamo andati avanti con bilanci preventivi che erano dei consuntivi camuffati e, adesso che avevamo finalmente la possibilità di programmare sul serio e che le mie richieste erano gli atti, non se ne è tenuto conto e quindi, di fatto, l'assessorato viene non limato, ma abbattuto. Non è un caso che la mostra sul Molinaro l'abbiamo in programmazione nel 2014, proprio per continuare a tenere viva l'attenzione sugli “Ordinamenta maris”. Siamo in trattativa con l’Unesco per fare degli “Ordinamenta maris” un loro “patrimonio”, ma tutto questo richiede tempo e programmazione».
E la sala della biblioteca inagibile? «Potrebbe essere un fiore all'occhiello per attività congressuali, laboratori e cineforum con le scuole, un luogo unico per fare cultura a 360 gradi, ma è lì, dimenticata, ed io – sottolinea Nardò - questo disagio non posso non manifestando. E non è l’unico. Palazzo Beltrani, infatti, rischia di nuovo di chiudere: adesso va bene con la cooperativa Imago, ma a fine maggio, quando scadrà la convenzione, non si saprà cosa fare. Tali questioni vanno affrontate con largo anticipo e non a scadenza, altrimenti sarebbero sempre e solo continui problemi».
