Il sindaco di Trani, Luigi Riserbato, ha partecipato al convegno sulla nuova politica agricola comune a cura di Agrinsieme e dei Gruppi di azione locale (Gal) “Le Città di Castel del Monte”, “Murgia Più” e “Ponte Lama”. All’incontro sono intervenute oltre 700 persone tra operatori agricoli, sindacati, amministratori locali e rappresentanti delle istituzioni provinciali e regionali.
Oggetto del convegno, la presentazione del protocollo d’intesa proposto da Agrinsieme Bat e dai tre Gal sulla riforma della politica agricola comune. Il documento è stato condiviso dai sindaci, compreso quello di Trani. I primi cittadini si sono impegnati a portarlo all’approvazione dei rispettivi Consigli comunali mentre i conseguenti atti deliberativi saranno poi consegnati alla Regione Puglia in vista delle determinazioni che dovrà assumere il governo italiano, chiamato a comunicare, in sede europea, le proprie opzioni demandate dai regolamenti comunitari su aspetti particolarmente importanti della riforma.
Il protocollo d’intesa si prefigge l’obiettivo di tutelare le colture di pregio presenti nel territorio (olivicoltura, ortofrutta, vitivinicoltura e cerealicoltura). Si evidenzia la necessità di includere i vigneti da vino tra le superfici ammissibili per i pagamenti diretti, si esprime contrarietà all’inclusione dei pascoli se non per le aziende zootecniche, e si indica quale modello ideale di convergenza quello cosiddetto "irlandese" che garantisce minori perdite rispetto allo storico. Nel protocollo si esprime inoltre l’assenso ad una selezione degli "agricoltori attivi" su basi concrete, alla regionalizzazione per aree omogenee (distinguendo olivicoltura e colture estensive), all’innalzamento dei requisiti minimi per accedere ai pagamenti diretti ed al greening con sistema di pagamento proporzionale.
“Nel documento che abbiamo sottoscritto – ha detto il sindaco di Trani, Luigi Riserbato – chiediamo con forza che vengano tutelate le colture e le aree territoriali che hanno più bisogno di sostegno economico e di risorse. Chiediamo soprattutto che si indirizzino gli aiuti per il settore olivicolo a quelle zone che producono un prodotto di qualità come il nostro e che sono inserite in un sistema produttivo realmente competitivo a differenza di quanto accade in altre realtà lontane anni luce dalla nostra”.
