«Il mio programma, scritto e depositato al protocollo più volte, mirava esattamente a fare di tutte le belle e pregevoli iniziative di cui la città gode già da anni un "unicum", attraverso una politica mirata di consolidamento e sostegno che, unite ad una di sostentamento finanziario, potesse anche "comunicare" il programma sui canali della promozione in tempi utili a portare la domanda di turismo culturale a conoscenza dei fenomeni che si sviluppano a Trani».
Così Salvatore Nardò, assessore alla cultura dimissionario, commenta sul forum le anticipazioni a proposito delle iniziative estive della ripartizione di cui era delegato. Peraltro, secondo Nardò, si è in presenza di progetto «non per il "cartellone estivo", che serve solo a pochi ed ai confini viciniori o a turisti che, per puro caso, si trovano in zona e si rivolgono ad un ufficio informazioni, ma per tutto l’anno. Tuttavia, la discussione sul bilancio preventivo ha bocciato questa mia politica e, a meno che non ci siano cambiate le poste dello stesso, ad oggi, senza emendamenti e correzioni, non esistono forme di finanziamento nei capitoli della cultura, né tanto meno una voce del bilancio a sostegno della delega al “turismo culturale”, estraneo ed assente dalle poste del bilancio».
Allo stato, secondo quanto riferisce Nardò, soltanto i Dialoghi di Trani, la festa patronale e la Settimana medioevale» sarebbero coperte da finanziamenti. Per tutto il resto - Trani film festival, festival lirico, settimana di cultura ebraica, rassegna teatrale, rassegna teatrale ragazzi, festival jazzistico, premio "Palumbo" – non vi sarebbero i fondi.
Anzi, sul teatro, «la voce del bilancio attinente è stata tagliata – fa sapere Nardò – al punto che non basta neanche la fase terminale della stagione in corso. Il resto è aria fritta – commenta l’ex assessore – e, se davvero le intenzioni dell'amministrazione erano queste e qualcuno aveva o ha idea di come finanziare il programma, sostenuto, discusso e condiviso con la maggior parte dei veri attori del panorama, ovvero le associazioni, allora il sindaco aveva il dovere di rifiutarmi le dimissioni, confermarmi la fiducia e portare avanti ciò che, al contrario di tutti gli altri, ho sostenuto e scritto più volte e che ora si tenta di scopiazzare qua e là senza concretezza».
Quanto ai «contenitori culturali», «sulla valorizzazione dei siti e dei palazzi – riprende Nardò -, anche questa più volte sostenuta e difesa dal sottoscritto, non mi pare esistano progettualità in grado di soddisfare la forte domanda di luoghi di crescita e sviluppo della cultura (vedi il Gos di Barletta), anzi, si tenta di alienare i beni per fare cassa. Che ne sarà del teatro, tanto fortemente richiesto dal sottoscritto, interpretando le volontà della città? Dove realizzeremo una "cittadella dei talenti" per fare rinascere antichi e dimenticati mestieri? Tutto questo, non per propaganda elettorale, ma da silente servitore della mia città, l'ho proposto e scritto più volte, ma senza risposte. Le mie dimissioni spero siano servite a fare cambiare rotta a qualcuno»
