Risulterebbe essere stato presente sul posto di lavoro tre giorni in sei mesi. Numeri che, secondo la Procura militare di Napoli, sarebbero stati tali da giustificare la richiesta di arresto che il pubblico ministero titolare dell'inchiesta, Marina Mazzella, aveva rivolto nei suoi confronti.
La richiesta, però, è stata rigettata dal Gip, Stanislao Saeli, che ha, invece, disposto a carico del capo di seconda classe della Marina militare, Francesco Di Noia (39 anni, nato a Brindisi, residente a Trani, domiciliato a Bisceglie e consigliere comunale a Trani), la misura del divieto di dimora a Trani.
Il Gip, in questo modo, ritiene che, «tenendo il militare lontano dalla sua città, “si rende di fatto impossibile la continuazione dell'attività privata - si legge oggi sulla Gazzetta del Mezzogiorno - a favore della sede di Trani dell’università telematica Pegaso”».
È proprio questo il motivo alla base dell'inchiesta a carico di De Noia. Secondo l'accusa, il sottufficiale «era solito recarsi ogni giorno presso la sede di Trani della Pegaso, svolgendo un'attività privata che continuava a gestire ed anteporre alla prestazione dell'attività lavorativa della pubblica amministrazione da cui dipende, dalla quale non ha alcuna intenzione di rinunciare».
Le ipotesi a carico di De Noia, sempre secondo quanto riferisce il quotidiano, «sono di diserzione aggravata (in relazione all’assenza dal reparto almeno dal febbraio 2014 in poi), simulazione dell’infermità (in relazione alla produzione di un certificato medico di tre giorni attestante una patologia insussistente, truffa militare continuata pluriaggravata in concorso (in relazione agli emolumenti indebitamente percepiti per ore di servizio non lavorate), disobbedienza aggravata».
De Noia percepisce uno stipendio da militare di oltre 2000 euro mensili, ma avrebbe accumulato lunghi periodi di assenza, motivandoli con gli impegni istituzionali connessi alla sua carica di consigliere comunale a Trani.
Tuttavia, «per ventuno volte - sempre secondo quanto si legge sul quotidiano regionale – De Noia, è risultato essere in un posto diverso rispetto a quello dichiarato nei verbali di riunione della quinta commissione consiliare (di cui è presidente, ndr), ovvero in Comune. Secondo gli inquirenti, approfittando del suo incarico politico, avrebbe fruito di permessi dell'attività di servizio, producendo “attestazioni riguardanti presunte riunioni di commissioni consiliari in realtà mai tenute”, oppure tenute in orari diversi da quelli indicati».
A breve, la procura militare deciderà se chiedere o meno il rinvio a giudizio dell’indagato.
