Della questione ci siamo ripetutamente occupati, recentemente, con riferimento ai rincari delle tariffe e conseguenti scelte degli utenti di ormeggiare le loro imbarcazioni in altri porti. Peraltro, la darsena di Trani soffre anche di problemi strutturali, di data più o meno vecchia, cui ancora non si è posto definitivo rimedio.
Oggi, fra le altre cose, colpisce la lettera aperta che un diportista, Lino D’Alfonso, scrive al vice sindaco ed assessore al ramo (per il momento non in carica, causa azzeramento giunta), Giuseppe Di Marzio, per informarlo della sua scelta di abbandonare lo scalo marittimo di Trani, illustrandone contestualmente le motivazioni.
Ed apre la missiva riferendo che «ho acconsentito a farLe personalmente quel favore – scrive D’Alfondo al vice sindaco - che ci aveva chiesto («Se ve ne andate tutti dalla Darsena comunale, mi fate un grosso favore, perché ci rimettiamo»): ho trasferito la mia barca nella darsena di Bisceglie, dove riservano un migliore trattamento, sia sulla qualità dei servizi, sia economico».
Il signor D’Alfonso, peraltro, non è solo nella scelta operata: «Infatti – spiega -, ho seguito il consiglio fraterno datomi in quell’incontro avvenuto il 20 marzo scorso, quando ero insieme agli amici Umberto Di Gravina e Raffaele Borracino, delegati a rappresentare il disappunto di tutti i diportisti per gli aumenti esosi ed ingiustificabili che ci sono piovuti tra capo e collo, e non suffragati da tutti quei servizi che invece dovrebbero essere dovuti».
La questione dei servizi resta la più spinosa. I diportisti tranesi avrebbero ben tollerato i rincari se, in cambio, avessero ricevuto quello che invece, da tempo, chiedono ma non ottengono: «Mi basta solo ricordarLe – scrive D’lfonso al vice sindaco - il mancato adeguamento alle norme sull’abbattimento delle barriere architettoniche, sulle inadeguate colonnine elettriche e dell’acqua, sulle catenarie, sulla vigilanza insufficiente, sulla mancanza di parcheggi e, non ultimo, lo stato pietoso dei pontili stessi».
L’immagine odierna, secondo la descrizione del cittadino, pare impietosa: «Prima e dopo l’aumento del 30 aprile, la fuga delle imbarcazioni non si è fatta attendere più di tanto: infatti, il pontile B, dove erano ormeggiate le imbarcazioni più grandi, si è svuotato di colpo e senza che ci sia stata una regia. Quindi – pone in rilievo D’Alfonso -, è sfumata la possibilità di pareggiare il bilancio di un servizio che perde 200mila euro l’anno».
