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Trani, morì dopo 18 anni di malattia causata dalle vaccinazioni. Il Ministero, nonostante le sentenze, non riconosce l'indennizzo alla famiglia

Era il 10 ottobre 1989 e ad una bambina di Trani veniva somministrata le vaccinazioni antipolio, antitetano ed antiepatite. Quella bimba, M.T. le iniziali del suo nome, dopo una malattia terribile lunga ben 18 anni si è spenta lasciando nei propri genitori il vuoto incredibile per la sua perdita e la rabbia per lo scontro con lo Stato e la sordità delle istituzioni.

La storia è stata riportata su Martinanews e reca la firma di Massimiliano Martucci. La coppia tranese si è affidata all'avvocato martinese Francesco Terruli per procedere ad una denuncia-querela nei confronti del Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, e della dirigente dell'Ufficio VIII e di chiunque altro "dirigente, impiegato o preposto" per omissione di atti d'ufficio, ai sensi dell'art. 328 del codice penale.

«I vaccini - scrive Martucci - erano l’antipolio Sabin, l’anti DT Difterico-Tetano e Anti Epatite B. Dopo la somministrazione di questi vaccini, e dopo le ulteriori, fatte il 4 dicembre dello stesso anno, il 4 giugno del 1990 e il 4 agosto del 1994, e quindi dopo i vaccini Antiepatite A fatti nel 1996 e nel 1997, i genitori raccontano che la bimba non riusciva più a reggere il capo sul collo ed era diventata ipotonica, fin quando, nel 2007, morì per “sindrome encefalitica con tetraparesi ipotonica-distonica-atassica”. I vaccini l’avevano uccisa».

Il Tribunale di Trani, con sentenza 2147 del 18 aprile 2012, accertò le cause della morte condannando il Ministero della Salute a corrispondere ai genitori un assegno "una tantum", secondo quanto dice la legge 210 del 2012 (indennizzi a favore di danneggiati da trasfusioni o vaccinazioni). Per i legali del Ministero le competenze erano della Regione e della Asl Bat ma il Tribunale non ha battuto ciglio.

Il Ministero, nonostante la sentenza, non ha mai pagato l’indennizzo. «La coppia di genitori di Trani, tramite Terruli, notifiò un atto di pignoramento presso terzi, ma non andò diversamente. Nei casi in cui il Ministero non paghi - leggiamo sul sito di Martina - il creditore può rivalersi direttamente nei confronti della propria debitrice, in questo caso la Banca d’Italia. Questa però comunicò, il 21 giugno scorso, che non poteva esserci nessun pignoramento effettuando una dichiarazione negativa. Nel frattempo, ovviamente, il Ministero fa ricorso, e lo perde. La sentenza è stata emessa il 24 aprile scorso. Come nota di colore in questa vicenda triste, che vede di nuovo il Davide di un cittadino contro il Golia della burocrazia e dello Stato, ci piace ricordare che il ricorso non solo è stato perso, ma addirittura le carte presentate riguardavano un altro caso, cioè un cittadino che dopo essersi sottoposto a trasfusione nel 1978, ha contratto l’epatite C».

Nonostante le due sentenze favorevoli l'indennizzo non è arrivato. «Atteso che un risarcimento non potrà mai sostituire una figlia persa, è importante però raccontare questa storia perchè sembra aprire scenari inquietanti. Se nè il Ministero e nè la Banca d’Italia pagano nonostante condannati, e nonostante siano stati stanziati 870 milioni, è probabile supporre che non ci siano più i soldi? La famiglia di Trani e il suo avvocato si chiedono: che fine hanno fatto i soldi?»

d.d.


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