«Ad oggi, considerando la voragine che ci separa, in termini di considerazione, da altri eventi, dovremmo dire che abbiamo sbagliato tutto». Così Beppe Sbrocchi, direttore artistico del Tranifilfestival, che parte domani con una formula nuova e, soprattutto, sdoppiata, per sopraggiunte esigenze e difficoltà organizzative.
Lo sfogo di chi ha visto nascere e crescere questa creatura, che porta a Trani, ogni anno, lavori di registi emergenti e mette in concorso tra loro, la dice lunga su quanto l’evento sia snobbato proprio nella sua città: «Abbiamo sbagliato a credere nel valore della città come eccellenza europea, veicolando il suo brand oltre i confini nazionali. Abbiamo sbagliato a premiare chi davvero è capace ed a resistere senza “amici” e “santi in paradiso”. Ma soprattutto sbagliamo a credere che la cultura possa essere un’industria e che, quindi, debba avere dei piani di sviluppo seri, programmatici e di alto profilo. Con il coinvolgimento reale delle eccellenze territoriali e non con una specie di intrattenimento inutile e costoso per la collettività»
Il riferimento sembra essere al quasi omonimo Trani international festival ed ai suoi “talk”, l’ultimo dei quali va in scena proprio questa sera con Beppe Fiorello.
Domani, però, al castello svevo, via alla 15ma edizione della longeva rassegna cinematografica dell’Estate tranese: la prima fase andrà dal 19 al 23 agosto, con le proiezioni delle opere selezionate in concorso; in autunno, invece, è in programma una tre giorni dedicata ai premi che caratterizzano il festival di Trani, lo Stupor Mundi e il Titoli di Coda - Rosangela Zaccaria, oltre a mostre ed incontri.
Il numero delle opere in concorso, ma soprattutto quello dei lungometraggi, richiede dei tempi di proiezione diversi e quindi una nuova formula del “cinema h24”, caratteristico del TraniFilmFestival. «Ma non è l’unica ragione per cui si è deciso di riformulare nella sostanza la struttura dell’evento - spiega Sbrocchi -. Per noi sarebbe stato più semplice annullarlo, posticiparlo oppure, avendo delle prospettive diverse, raddoppiare il numero dei giorni previsti in fase preventiva. Purtroppo siamo qui, dopo quindici anni, ancora, ad inventare formule per tenere in vita un evento che in questi quindici anni ha raggiunto risultati che, a detta degli operatori del settore, sono ragguardevoli. Eppure, dopo quindici anni riceviamo ancora un numero elevatissimo di opere in concorso senza offrire premi in denaro, ospitalità o possibilità produttive ad autori o film maker, selezionati da noi solo ed esclusivamente per merito, competenze tecniche, tematiche affrontate nell’opera, performance artistiche e creative. Di questo non smetteremo mai di ringraziare gli autori e tutti coloro che ci dimostrano fiducia inviandoci lavori da ogni continente».
