Al pubblico appello sul «lavoro di cittadinanza», rivolto da Cigl, Cisl e Uil lo scorso 4 settembre, Trani ed Andria hanno risposto “presente”. Si tratta di opere che riguardano la manutenzione del verde pubblico e delle strade, la pulizia delle spiagge e delle coste, la sorveglianza di musei o chiese, ma anche il servizio per le scuole o piccoli impieghi sulla raccolta differenziata.
La possibilità di mettere in atto dei cantieri di pubblica utilità, così come previsto dall’accordo quadro stipulato lo scorso 28 luglio fra Regione Puglia e sindacati, è stata accolta favorevolmente dai sindaci, Gigi Riserbato e Nicola Giorgino.
«Lunedì mattina incontriamo i sindacati a Palazzo di città per un incontro di approfondimento sull'accordo quadro sottoscritto con la giunta regionale», ha fatto sapere Riserbato. Tale passaggio, ad Andria, è già avvenuto. Obiettivo comune, ricollocare nelle due città, di concerto con la Regione Puglia, disoccupati ed inoccupati in lavori socialmente rilevanti.
«La mia amministrazione – ha detto Riserbato - è impegnata quotidianamente nella ricerca di percorsi innovativi di inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati, ed è convinta che solo il lavoro sinergico fra soggetti pubblici, organizzazioni sindacali e privato economico rappresenti una levai importante per restituire dignità sociale alle persone in difficoltà».
Il “lavoro minimo di cittadinanza” servirà innanzitutto a restituire dignità a chi percepisce un assegno dallo Stato perché non ha più un impiego e per riaprire prospettive di lavoro stabile. La proposta di offrire ai cassaintegrati o a chi è in mobilità la possibilità di rimettersi in gioco, nata su input delle organizzazioni sindacali pugliesi, si è concretizzata con l’intesa tra il governatore della Regione Puglia, Nichi Vendola, e le tre organizzazioni sindacali, Cgil, Cisl, Uil e Ugl, che fanno fronte unico per cercare di risolvere la grave crisi occupazionale che in Puglia tocca più di 300 mila pugliesi. «Il lavoro minimo di cittadinanza è un primo passo concreto, per il quale, però c’è bisogno di mettere in atto tutte le misure per trovare risorse e superare gli ostacoli burocratici che non mancheranno di pararsi davanti a noi», hanno detto all’unisono i rispettivi segretari.
Il progetto partirà in via sperimentale nel Salento, dove sono già quindici i comuni consorziati (Casarano, Castrignano del Capo, Corigliano d’Otranto, Corsano, Matino, Nardò, Patù, Poggiardo, Supersano, Taurisano, Trepuzzi, Salice, Tricase, Uggiano La Chiesa e Zollino), per poi allargarsi a tutta la Puglia.
Ora, però, bisognerà capire in che modo, una volta firmato il Protocollo, si potranno individuare i lavoratori destinatari della misura. Sarà fatto un censimento tra i cassaintegrati per valutare le singole competenze? E chi sceglierà chi chiamare?

