«La provincia di Foggia è come Gomorra», lo ha scritto Saviano ma lo scrive anche Giuseppe Caporale nell'incipit della sua inchiesta firmata per Repubblica. Si chiama "Società foggiana" ed è la nuova mafia che sfugge ai media, all'opinione pubblica, eppure è l'unica in grado oggi di interloquire con 'ndrangheta e camorra e pertanto molto pericolosa.
«Foggia e tutto il Gargano vivono una pressione criminale spesso ignorata dai media nazionali. È proprio vero che se Bari ha la malavita, il potere mafioso pugliese è a Foggia e nel Gargano», lo scrive Saviano sulla sua pagina Facebook.
E l'analisi di Caporale è lucida quanto terribile: «Si rubano più auto che nella sola Napoli. Si uccide con più arroganza e sfrontatezza che nel Casertano. Si spara per strada quasi ogni giorno tra Foggia, San Severo, Cerignola, Manfredonia e i paesini del Gargano (Apricena, San Nicandro, Rodi, Monte Sant'Angelo). Una situazione gravissima e allarmante. La gente e le stesse forze dell'ordine sembrano quasi assuefatte. Perché lo scontro appare quasi impari. Per i mezzi e le risorse messi in campo; per l'arroganza con cui i clan sfidano lo Stato, forti di un potere che non è mai stato scalfito. Anzi: negli anni si è rafforzato».
Ad aprile un commando, armato di kalashnikov e di bombe a mano, ha tentato di assaltare un caveau di una società di raccolta e custodia del contante. Furono rubati camion e ruspe con i quali bloccarono le vie principali di accesso alla città e l'hanno tenuta in ostaggio per quattro ore. Furono incendiati i mezzi per frenare l'arrivo delle volanti accolte a colpi di Ak-47. Dopo un lungo e intenso conflitto a fuoco, il commando ha rinunciato al colpo e si è dato alla fuga.
«E' in queste zone che le telecamere di sorveglianza nei quartieri ce le mettono i boss, per controllare quando arriva la polizia. Ma non si tratta di ramificazioni della camorra, della 'ndrangheta o di Cosa nostra. Non è il ritorno della Sacra corona unita. La mafia foggiana è autoctona» scrive Caporale.
«E' una realtà criminale che negli ultimi quindici anni ha fatto il salto di qualità, che non si limita più a rubare, ma tiene sotto scatto il territorio con le estorsioni, il monopolio degli appalti pubblici, il traffico di droga nei rioni dei palazzi popolari e perfino la raccolta dei pomodori, passando per il riciclaggio nei centri scommesse e nelle aziende del fotovoltaico».
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