«In Puglia sono circa 210 mila pensionati dei lavoro autonomo – 63 mila coltivatori diretti, 73 mila artigiani ed altrettanti commercianti - con un’altissima percentuale di pensioni integrate al minimo che stanno vivendo un momento di grande difficoltà, ma che, nonostante tutto, sono impegnati nel presidio territoriale nelle aree rurali dove sono spesso il motore di iniziative ed esperienze culturali e di solidarietà».
E’ il Presidente di Coldiretti Puglia, Gianni Cantele, a commentare i dati dell’analisi territoriale dell’Istat sui trattamenti pensionistici, dalla quale emerge che alla disparità di trattamenti nelle aree rurali si aggiunge la carenza di servizi sociali che rende più complessa la vita degli anziani.
«La maggioranza dei coltivatori diretti pensionati riceve meno della metà di mille euro - afferma il Presidente Nazionale di Federpensionati Coldiretti, il pugliese Antonio Mansueto – e da qui la necessità di intervenire per recuperare il potere di acquisto delle pensioni più basse. Va anche riconosciuto un sostegno alle famiglie che si fanno carico di accudire in casa gli anziani con disabilità e/o non autosufficienza. E’ evidente l’insostenibilità sociale della situazione a carico dei coltivatori pensionati e delle loro famiglie, sui quali si vanno sempre più scaricando i disservizi e le insufficienze dell’intervento pubblico».
«I continui tagli apportati alla spesa sociale, il prelievo dell’IMU sulle abitazioni, la notevole riduzione del Fondo per la non autosufficienza – conclude il Direttore di Coldiretti Puglia, Angelo Corsetti – e le addizionali IRPEF stanno scaricando sulle famiglie l’inadeguatezza dei servizi pubblici per gli anziani e per i non autosufficienti e stanno minando la stessa qualità della vita dei nostri pensionati, una risorsa e un patrimonio da salvaguardare».
