«Una giornata di amicizia e fraternità, che annulla le distanze e ci fa avvertire la responsabilità di portare ovunque le storie della nostra isola, sia degli immigrati, sia di chi li ha accolti. Perché, infatti, ogni volta che vi è stata un’emergenza, sempre si è avuta una risposta grande d 'amore ed umanità. E questo messaggio di nuovo umanesimo, di una carità incarnata, vorrei che, da Trani, raggiunga tutti».
Così il presidente dell’Azione cattolica di Agrigento, Massimo Muratore, che ha rappresentato anche, e soprattutto, l’isola di Lampedusa, durante il suo intervento quale ospite d'onore di «Fiera di esserci», quinta edizione della gran festa diocesana dell’Ac. Migliaia di ragazzi, ieri, hanno festosamente invaso Trani e gremito piazza Plebiscito, davanti alla ridente villa comunale.
L’evento ha unito in un ideale gemellaggio il territorio diocesano di Trani e l'isola che accoglie gente in difficoltà, dando loro una speranza, piuttosto che una porta chiusa in faccia.
Peraltro, come è noto, L'Espresso ha eletto uomo dell'anno Costantino Baratta, operaio di Lampedusa, nato a Trani, che un anno ha salvato dodici vite umane dal tragico naufragio del 3 ottobre 2013. E ritrovare, proprio a Trani, una folta rappresentanza di ragazzi di quell’isola e della città madre della diocesi, Agrigento, è stato motivo di orgoglio e condivisione di sentimenti comuni.
Antonio Citro, presidente dell'Azione cattolica diocesana, forse neanche si sarebbe aspettato una così massiccia partecipazione di ragazzi e giovani alla festa di Trani, soprattutto in un’epoca in cui sono attratti da altri punti di riferimento come social network, palestre e locali della movida: lusinghe che appaiono l'antitesi della parrocchia e della piazza di un tempo.
Ciononostante, l’Azione cattolica diocesana ha saputo interpretare bene i nuovi tempi, utilizzando gli stessi strumenti del web per le sue esigenze e facendo diventare reale la piazza virtuale, in un tripudio di festa e colori.
Si è cantato, ballato è pregato tutta la giornata, e lo si è fatto anche con una comunità proveniente da Berat, città dell'Albania del sud. La comunità religiosa ivi insediata, fortemente voluta da Giovanni Paolo II nel 1995, è guidata da suor Maria, pugliese, che insieme con altre due consorelle ha permesso ad un centinaio di albanesi di convertirsi al cristianesimo ed a due coppie di sposarsi secondo il rito cattolico e generare figli.
Il problema comune, in Albania come ad Agrigento, Lampedusa e Trani, è la mancanza di lavoro, una piaga che già mina la serenità di questi ragazzi, che sanno di avere davanti a loro un futuro tutt’altro che sicuro. «Ma noi c’impegniamo a fornire un progetto formativo su un taglio culturale tale che ci si possa anche ingegnare a trovare un’occupazione in cooperative ed altri soggetti. Il progetto Policoro, in collaborazione con la Conferenza episcopale italiana, ne è una testimonianza. Certo, noi non siamo le istituzioni, non possiamo né promettere, né assicurare posti di lavoro, ma svolgiamo il ruolo di facilitatori sociali e credo che questo, con la massiccia presenza a questa festa di Trani, ci sia stato pienamente riconosciuto.




