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La discarica di Trani è ferma due mesi. De Simone: «Riaprirà solo quando sarà sicura, ma a gennaio rischiamo l'emergenza rifiuti»

Dal 4 settembre al 4 novembre. Avrebbe dovuto riaprire entro trenta giorni. Invece, è chiusa da due mesi. E, allo stato, nessuno sarebbe in grado di pronosticare quando tornerà in esercizio. La discarica di Trani ha fatto tanto parlare in tutto questo tempo e, proprio adesso che l’attenzione pare sia calata, il problema aumenta nella misura in cui si rischia, a breve di andare in emergenza rifiuti in tutto il nord barese.

Lo fa comprendere a chiare lettere l’assessore all’ambiente, Giuseppe De Simone, affermando che «la nostra discarica ancora non può riaprire, mentre Andria rischia di chiude fra dicembre e gennaio e Grotteline non aprirà mai. A gennaio rischiamo la totale emergenza rifiuti».

Le dichiarazioni del vice sindaco di Trani si uniscono alle considerazioni politiche circa il ruolo svolto nella vicenda dalla Regione Puglia, «che prima ci ha portato i rifiuti, poi non ci ha saputo consigliare sul da farsi. Di certo – precisa De Simone -, la discarica aprirà solo quando saremo sicuri».

Ma il questi due mesi, di concreto, cosa s’è fatto? «Il consulente del Comune (l’ingegner Massimo Guido, ndr) sta portando avanti un lavoro certosino – risponde l’assessore -, l'Amiu sta facendo la sua parte, la Procura ha nominato un tecnico, il professor Boeri, e credo si stia facendo il massimo, ciascuno per le proprie competenze. Ma la Regione, tuttora, non ha inviato un tecnico per verificare lo stato dei luoghi».

Peraltro il telo per praticare l’annunciato capping della discarica non è ancora arrivato «perché sono sopraggiunti problemi che ancora non ho compreso – fa sapere l’assessore - e che voglio verificare. E non ho compreso perché, da otto anni, non si dia corso alla gara del biogas. Forse è proprio per questo motivo che c'è stato l'incidente, magari considerando anche la qualità della membrana e la quantità di argilla a difesa della parete della discarica. Io non posso dare risposte tecniche, ma le pretendo da chi di dovere».

La discarica è ferma, ma non impermeabilizzata, e l'incidente che ne ha causato la sospensione dell’attività da parte della Regione non sarebbe stato ancora riparato, Come si ricorderà, dalle prime indagini del consulente del consulente dell’Amiu, l’ingegner Giuseppe Ferrari, emerse la presenza di percolato in seno alla parete della discarica, posta a circa 18 metri dal piano campagna ed a 7 dall'attuale piano di abbancamento in discarica. Secondo i dati in possesso di De Simone, «su quel punto non s’è ancora intervenuto, ma i valori attestanti l’eventuale presenza di sostanze nocive nei pozzi sono scesi. Le piogge, però, potrebbero nuovamente incrementarli».

Quanto ai costi di questa delicata vicenda, «il problema è serio – ammette De Simone -. I soldi li dovrebbe anticipare l'Amiu con una contabilità separata, ma le spese andrebbero poi andrebbero addebitate a coloro che hanno generato il problema».

Il lato positivo, paradossalmente, è che l'incidente della discarica dell’Amiu dovrebbe tenere lontane da Trani le altre, da Ecorerre ad Ekobat: «Questo è poco ma sicuro – conferma l’assessore -, , ed io ringrazio ancora una volta le associazioni ambientaliste per avere fatto fronte comune con noi: più discariche non possono coesistere nello stesso luogo».

Intanto, però, da ieri il nuovo Cda dell’Amiu è all’opera. Soprattutto al neo Ad, Alessandro Guadagnuolo, il compito di riannodare le fila della questione e trovare, al più presto, soluzioni condivise. Il sindaco, Luigi Riserbato, confida pienamente in lui, per il suo «alto profilo professionale e comprovata esperienza».


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