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Trani dà il benvenuto al terzo rudere sul suo lungomare: abbandono, degrado e pericolo all'ex sciala De Simone

Dopo il Lido Marechiaro e l’ex ristorante La vela, il lungomare di Trani ha un altro rudere a tempo pieno e, di fatto, nelle mani del Comune, cui sono affidate le non facili cura e manutenzione. Stiamo parlando dell’ex stabilimento di stabulazione mitili De Simone, storica sciala lungomare urbanizzato, chiusa da diversi anni e transitata attraverso una curatela fallimentare che è terminata con la vendita delle attrezzature che si sono potute allenare prima della chiusura definitiva della pratica.

Dallo scorso 24 ottobre, dopo che il curatore fallimentare, Maria Paola Larato, aveva anche proposto una denuncia per presunta omissione d'atti d'ufficio nei confronti del sindaco, Luigi Riserbato, lo stabilimento è stato riconsegnato al Demanio regionale, ma è un bene di cui adesso, secondo quanto prevedrebbe la legge, è il Comune che deve farsi carico.

La situazione non è delle più semplici, perché nei giorni scorsi, per cause accidentali o, probabilmente, dolose è stata divelta parte della recinzione che separa l’ex area di coltivazione dei mitili dal marciapiede della strada pubblica. Adesso, pertanto, lo stabilimento è facilmente accessibile da chiunque, e questo ha determinato un’accelerazione degli atti vandalici e del conseguente, progressivo deturpamento della struttura interna. Vi sono molti manufatti che paiono forieri di pericolo per la pubblica incolumità e, pertanto, adesso il sindaco di Trani pro tempore, chiunque sia, si ritrova sul capo anche questa non leggera spada di Damocle

C’è anche il problema ambientale. Lo scorso mese di marzo, come da verbale di un sopralluogo effettuato personale dell'Asl Bt, attraverso il Dipartimento di prevenzione del servizio veterinario, era stato accertato che «le vasche dell'impianto di trattamento (sedimentazione e clorazione) dell'acqua marina, riveniente dal processo depurativo dei molluschi e da avviare allo scarico a mare, si presentano piene di sabbia, fango ed acqua di mare stagnante e putrida, con presenza di numerose larve di zanzara. Acque stagnanti – si legge ancora nel verbale - sono presenti anche nelle vasche di sedimentazione ed accumulo dell'acqua capitata dal mare, un tempo al servizio dell'impianto. E nel piazzale retrostante le vasche di depurazione molluschi, nonché nell'area un tempo adibita al ricovero degli automezzi, si osserva la presenza di numerose pedane in legno, casse, contenitori vuoti in pvc, pneumatici, materiali ed oggetti vari che potrebbero rappresentare luoghi favorevoli all’annidamento di animali indesiderati, quali topi e ratti».

Insomma, già un anno fa eravamo in presenza di un’autentica bomba ad orologeria, con un problema, soprattutto, di carattere igienico e sanitario che non poteva passare inosservato. Sin da quei giorni il curatore fallimentare aveva rappresentato al Comune di Trani, ente proprietario nella persona del sindaco, nonché all’Asl Bt ed alla Capitaneria di porto, la situazione ormai al limite.

Il Comune di Trani aveva disposto la decadenza definitiva della concessione marittima ed ordinato il ripristino dello stato originario dei luoghi, in modo da consentire la pubblica fruizione dell'area in condizioni di sicurezza.

Ma a chi sarebbero toccate le spese? La curatela fallimentare ha liberato il sito dalle attrezzature vendute, ma la rimozione di ogni altra cosa è proprio a carico del Comune, che, quindi, starebbe non ottemperando ad una sua stessa ordinanza. 


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