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AGGIORNATO. Trani, sigilli del Noe alla discarica già chiusa: sedici indagati. L'accusa più pesante: «Rischio di esplosione»

Alla discarica di Trani è scattato il terzo sequestro nel giro di pochissimi anni, e questa volta non c'è stato neanche bisogno di applicare la facoltà d'uso, perché l'impianto, come noto, è chiuso dallo scorso 4 settembre per effetto di una sospensione dell'attività disposta dall'ufficio grandi rischi della Regione Puglia.

Era noto, peraltro, che la magistratura stava continuando ad indagare su vari profili nella gestione del sito, ed i sigilli dei carabinieri del Noe sono la conclusione di un'attività d’indagine, da parte della Procura di Trani, che ha portato all'iscrizione nel registro degli indagati di 16 persone, a vario titolo, fra amministratori comunali e regionali, nonché dirigenti del settore.

L’ipotesi più grave alla base della misura cautelare è, secondo quanto riferisce il Noe, «l’incombente e concreto pericolo di esplosione della discarica (con conseguente pericolo per l’incolumità pubblica e dello stesso personale) a causa della mancata realizzazione dell’impianto di captazione del biogas prodotto dalla decomposizione dei rifiuti abbancati. L’assenza della rete impiantistica ha fatto sì che tale biogas esercitasse fortissime pressioni sotterranee contro le pareti della discarica provocando l’eruzione di migliaia di litri di percolato e determinando ulteriore inquinamento dell’ambiente. Ll’esito allarmante ed inquietante dei controlli svolti e delle analisi di laboratorio hanno evidenziato la contaminazione del suolo, sottosuolo ed acque di falda per la presenza di metalli pesanti (cromo, nitriti, ferro, arsenico, nichel).

I sedici indagati dovranno rispondere, sempre a vario titolo, delle seguenti ipotesi di reato:

disastro ambientale aggravato, «perché, in relazione alla gestione della discarica, concorrevano consapevolmente nel determinare un disastro ambientale fonte di pericolo concreto per la pubblica incolumità»;

omissione di atti d’ufficio, «perché, in qualità di pubblici ufficiali, nei corrispondenti ruoli rivestiti, dopo le accertate irregolarità nella gestione e le criticità rilevate, indebitamente omettevano di attivare tutte le “opportune azioni” che dovevano compiersi senza ritardo al fine di scongiurare l’aggravarsi della situazione»;

gestione continuata di rifiuti in mancanza della prescritta autorizzazione ed i inosservanza alle prescrizioni di legge, «perché continuativamente gestivano e/o consentivano la gestione/l’esercizio dell’ impianto in assenza di valida ed efficace autorizzazione, per essere quella originaria “decaduta” a causa della mancata realizzazione ed entrata in esercizio dell’impianto di recupero del biogas, omettendo altresì, in violazione delle prescrizioni, l’effettuazione di doverosi, continuativi ed esigibili controlli, ed inoltre consentendo lo smaltimento di rifiuti solidi urbani “tal quali” non sottoposti a biostabilizzazione presso le aziende intermedie;

emissioni in atmosfera non autorizzate, «perché continuativamente gestivano e/o consentivano la gestione/l’esercizio del summenzionato impianto/discarica, in modo da rilasciare emissioni in atmosfera di biogas prodotto dalla decomposizione dei rifiuti smaltiti in discarica in assenza di qualsivoglia trattamento».

La prolungata sospensione in corso dell’attività della discarica induce gli stessi inquirenti a rassicurare che «non vi saranno problematiche di natura igienico-sanitaria», fermo restando che l’Amiu deve, nel frattempo: «Predisporre un piano di intervento volto alla urgente individuazione delle cause che hanno determinato l’inquinamento riscontrato; porre in essere le misure di sicurezza ed emergenza volte al contenimento dell’inquinamento, tra cui l’immediata copertura del lotto n. 3, in modo tale da non permettere l’infiltrazione di possibili piogge con conseguente incremento dello stesso percolato; porre in essere tutte le azioni ed attività atte a minimizzare/annullare l’immissione di percolato nelle matrici ambientali esterne al bacino della discarica; assicurare il mantenimento continuo del battente minimo tecnico del percolato raccolto sul fondo della discarica».


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