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Discarica di Trani, cosa (non) è accaduto dalla chiusura del 4 settembre ad oggi

Il sequestro di una discarica già sospesa non inciderà sul servizio, forse aiuterà i valori tuttora anomali a rientrare nei limiti, ma aggrava lo scenario e rende totalmente indecifrabile se e quando l’impianto di contrada Puro vecchio riaprirà.

E pensare che lo scorso  4 settembre, quando arrivò lo stop amministrativo, per mani del Settore grandi rischi della Regione Puglia, si parlava di riapertura entro un mese. Invece, ne sono già trascorsi quattro e quasi nulla, fra gli obiettivi che ci si era dati per riaprirla, si è realizzato.

Tutto nasce dai periodici controlli dell’Arpa. Infatti, nel momento in cui I tecnici dell’azienda avevano accertato, unitamente a quelli dell’agenzia regionale per l’ambiente, il malfunzionamento di due pozzi per il recupero del percolato, avevano segnalato l'anomalia alla Regione Puglia e l’Amiu si era immediatamente attivata per risolvere il problema.

Ciononostante, sebbene l'azienda si fosse fatta parte diligente, alla fine sarebbe arrivato il decreto di sospensione dell’attività per il tempo utile affinché l’Amiu rimuovesse completamente le cause ostative al buon funzionamento dell’impianto e ponesse nuovamente la discarica nella condizione di ospitare i rifiuti del proprio bacino e quelli provenienti dal sud barese.

A metà ottobre, grazie all’opera dei consulenti nel frattempo nominati, s’è individuato il luogo dell'incidente all'origine della sospensione dell’attività della discarica: s’è trattato di una «un’anomalia correlabile alla presenza di percolato in seno alla parete della discarica, posta a circa 18 metri dal piano campagna ed a 7 dall'attuale piano di abbancamento in discarica. L’incidente è avvenuto nel terzo lotto, quello in cui conferiscono i comuni del bacino nord barese. Il luogo della rottura si trova nei pressi del pozzo P6V, quello dal principio deputato come riferimento del problema, nonché di un altro pozzo posto a valle, il P7V, a circa trecento metri dal quello sotto esame. Al P6V, attualmente, le analisi riferiscono che sono scomparse le tracce di arsenico e ferro, si sono ridotti i nitriti, mentre permangono superamenti per i parametri di nichel e manganese».

Contestualmente, per quanto riguarda la gestione del biogas, Amiu s’è dotata, per arginare il problema del mancato impianto di captazione, di una nuova torcia utile alla bruciatura di quello esistente. Invece, per quanto riguarda la gara di costruzione e gestione dell'impianto di valorizzazione energetica, quantunque sia stata aggiudicata a seguito di gara ad evidenza pubblica, essa è tuttora oggetto di un contenzioso amministrativo che non consente, tuttora, l'affidamento dei lavori e la costruzione dell'impianto.

Non si hanno notizie circa la concordata impermeabilizzazione del sito. L’accordo sancito in Regione prevedeva sicuramente il capping del terzo lotto, ma la Regione Puglia avrebbe dovuto autorizzare la copertura anche degli altri due.

L'emergenza non è stata da poco, perché almeno una trentina di comuni, da quel 4 settembre, hanno dovuto trovare una soluzione alternativa, incrementando il via vai di camion e, in molti casi, i costi di smaltimento.

A Trani si conferivano, quotidianamente, 850 tonnellate di rifiuti: 450 facevano riferimento al bacino di utenza della città e della Bat; la parte restante proveniva dai Comuni del sud barese alle prese, da tempo, con una grave emergenza rifiuti legata alla chiusura della discarica di Giovinazzo. Questo conferimento supplementare, cominciato alla fine del 2012, s’è fermato, per le citate cause di forza maggiore, solo lo scorso 4 settembre. 


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