Al centro dell’interesse della magistratura, nella nuova bufera che soffia sulla discarica di Trani, è la tuttora non avvenuta firma del contratto con l’impresa che dovrà occuparsi della captazione e trasformazione del biogas contenuto nella cava e fra i rifiuti, impianto dal costo stimato di costruzione di circa 3 milioni di euro ed un investimento, per il periodo di gestione di circa 5 milioni.
Il procedimento, per quanto ci consta, è fermo a due anni fa, segnatamente marzo 2013, quando Amiu Spa aggiudicava, e si pensava in maniera definitiva, la procedura aperta per la concessione dello sfruttamento energetico del biogas prodotto dalla discarica di Trani. «A seguito della rinnovazione parziale della procedura di valutazione tecnica delle offerte pervenute – si leggeva all’epoca nel sito dell’Amiu -, la procedura in oggetto è stata definitivamente aggiudicata alla società Ladurner Spa, con sede in Bolzano. Seconda classificata è risultata la società Asja Ambiente Italia Spa, con sede in Rivoli».
Eppure, l’anno prima, l’aggiudicataria era l’azienda veneta e la seconda classificata quella trentina. E per arrivare a quella definizione si era giunti al Consiglio di Stato. L’Asja ambiente aveva già fatto pubblicare all’albo pretorio del Comune la richiesta di assoggettabilità del progetto alla Valutazione d’impatto ambientale e, al termine del prescritto periodo di quarantacinque giorni, avrebbe dovuto firmare il contratto con l’Amiu e dare inizio ai lavori.
L’Amiu aveva indetto, con bando pubblicato in data 8 giugno 2009, la già citata procedura aperta per l’affidamento della progettazione esecutiva, costruzione e gestione (per un periodo di quindici anni) di un impianto di captazione e sfruttamento energetico del biogas prodotto dalla sua discarica. Il costo stimato per la costruzione dell’impianto era stato indicato in euro 3.200.000 euro e l’investimento per il periodo di gestione in circa euro 5.800.000. Il bando aveva previsto l’aggiudicazione secondo il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa.
Dopo vari passaggi, il 7 gennaio 2010 la Marcopolo Engineering di Cuneo, ottenne la prima aggiudicazione definitiva.
Da quel momento iniziò l’azione legale della Ladurner, che contestò in particolare il fatto che due membri della commissione giudicatrice (dipendenti dell’Amiu) non avrebbero avuto i requisiti di professionalità ed esperienza nello specifico settore.
Ebbene, il Consiglio di Stato dichiarò fondato il ricorso della Ladurner: la gara era troppo complessa, mentre i curriculum dei due funzionari tecnici, prescelti da Amiu per formare la commissione giudicatrice, «rivelano il possesso di titoli di studio e professionali inadeguati ai compiti richiesti (…) in materia di sfruttamento del biogas a fini di produzione energetica e, più in generale, in materia di progettazione e costruzione di impianti per la produzione di energia elettrica».
Di conseguenza, aggiudicazione annullata, commissione sostituita e procedura rinnovata. La nuova aggiudicazione aveva visto prevalere, però, la Asja ambiente Italia sulla Ladurner.
Quest’ultima, però, non si sarebbe fermata lì ed ha contestato la classifica nel merito dei punteggi assegnati in sede di aggiudicazione della gara. Ed il Tar ha riconosciuto fondate le nuove censure sollevate dalla Ladurner, condannando sia l’Asja, sia la stessa Amiu a pagare un risarcimento danni di 15mila euro all’azienda di Bolzano ed inducendo l’amministratore unico uscente dell’Amiu, Antonello Ruggiero, ad approvare lo scorso 16 marzo la nuova determinazione di aggiudicazione. Nel frattempo, Amiu ci ha rimesso 900mila euro complessivi per i tre anni di privazione del servizio, il Comune di Trani non ha percepito alcuna royalty, i rifiuti non si sono trasformati in risorsa, l’assenza di tutto questo ha fatto diventare la discarica, secondo le accuse della Procura, una bomba ad orologeria.
