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Omicidio Ferrante, possibile movente fra droga e soldi. E Trani torna ad avere paura

In questo momento l'unica certezza è che la città torna ad avere paura. La politica, che già non ha parlato quando c’era da farlo dopo la bufera giudiziaria del 20 dicembre, tace su tutti i fronti. I cittadini, invece, temono che sia l’inizio di una nuova spirale di violenza e non si sentono sicuri. Sul fronte delle indagini della Polizia, allo stato, le certezze sono poche, ma concrete, e paiono il preludio a passi avanti che, però, non potranno essere spediti perché il quadro da ricostruire è particolarmente complesso.

Quello che si può riferire con certezza, finora, è che l'omicidio del pregiudicato e sorvegliato speciale, Francesco Ferrante, maturato alle 19 30 di venerdì sera, in via Palestro, è avvenuto per mano di un sicario, dalla corporatura robusta, che gli ha sparato un solo colpo alla testa, letale. L’arma usata è un fucile calibro 12: per sparare, sarebbe sceso da un’auto, guidata da un complice, ed avrebbe fatto fuoco a bruciapelo, da pochi passi, mentre la vittima gli volgeva le spalle, intenta com’era a chiudere la saracinesca del circolo privato che gestiva, azionandone il comando elettrico. Completato il disegno criminoso, i responsabili sarebbero fuggiti via, e tutto questo sarebbe durato pochissimi istanti.  

La Polizia, su disposizione del titolare del fascicolo, il pubblico ministero Simona Merra, ha eseguito il sequestro del locale, ma non vi avrebbe ancora trovato elementi utili alle indagini. Più proficue saranno le circostanze riferite dalle numerose persone che gli agenti stano ascoltando, e che possono essere più o meno essere informate dei fatti e, in ogni caso, fornire un indizio, un'informazione utile a ricostruire il quadro.

Per il momento anche le piste da seguire sono numerose. Potrebbe essere un omicidio legato al mondo della droga, perché Francesco Ferrante, probabilmente, aveva cominciato ad assumere una posizione rilevante sottraendo campo ad altri soggetti, forse non tranesi, che sarebbero visti invadere il territorio. Ma tiene banco anche l'ipotesi di un regolamento di conti per un debito non onorato, mentre più complesso appare dimostrare un’eventuale correlazione con il mondo delle cooperative, di una delle quali Ferrante faceva parte.

Ed indagare su questa pista sarà un atto dovuto, dopo il precedente evento luttuoso del 29 ottobre 2013, quando a cadere sotto i colpi delle armi da fuoco era stato Otello Bagli, a sua volta presidente di cooperativa.

Di certo, Ferrante si era fatto molti nemici ma, secondo quanto si legge sui forum, potrebbe anche aver pagato con la vita la volontà di cambiare vita. Una donna in particolare, almeno stando al nickname che usa, Rossella, scrive testualmente: «Nessuno si chiede se è stato ucciso perché ha detto un “no” a qualcuno. Adesso che aveva una bella famiglia hanno deciso di porre fine alla sua vita. Non era il mostro che si dipinge. Lo sono quelli che adesso parlano male di lui ma prima, in strada, facevano a gara per salutarlo».

A partire da domani è probabile che, sul caso, si soffermi il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica presso la Prefettura. E, sempre domani, dovrebbe arrivare il città un commissario straordinario che, probabilmente, non avrebbe immaginato di doversi anche occupare, sia pure incidentalmente, di un caso di cronaca così grave in una città che neanche è la sua.


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