Quarto appuntamento con il Caffè filosofico curato dal professor Giovanni De Iuliis e tenutosi presso la libreria Tranilibri. Anche questo primo incontro del nuovo anno, come quelli precedenti, è stato molto seguito. Il tema è stato: «la libertà».
L’incontro si è aperto con l’intervento musicale di un quartetto di flauti, che ha suonato la Serenata in Sol maggiore K 525 di Mozart, il compositore che può essere considerato uno dei pionieri della libertà nel mondo della musica, perché abbandonò la corte dell’arcivescovo di Salisburgo per dedicarsi alla libera professione, cosa all’epoca impensabile per un artista. Il professor De Iuliis ha presentato un excursus etimologico della parola libertà, nella sua accezione in varie lingue, esplicandone il significato in filosofia, nel corso della storia e nell’ambito del cristianesimo. Concisi e importanti per approfondire questi aspetti sono stati gli interventi di Federica Bellucci, studentessa di filosofia, che ha parlato della libertà nel pensiero di Kierkegaard (secondo il quale «l’angoscia è la vertigine della libertà»); di Antonio di Pierro, commercialista formatosi presso una scuola gesuitica, che ha approfondito il tema della libertà nel mondo cristiano; del professor Giuseppe Germinario, che ha parlato dell’idea della libertà nell’antica Grecia, con riferimenti a Pericle, Socrate, Tucidide, Erodoto ed Omero; del professor Sergio Sagliocco che, attraverso delle immagini, ha spiegato il concetto di “libertà con”.
Pertinenti anche gli ultimi interventi musicali. Sono stati infatti suonati i brani: Carmen di Georges Bizet, opera incentrata sul tema della libertà della donna, e il celebre coro Và pensiero, estratto del Nabucco di Giuseppe Verdi.
Secondo il professor De Iuliis «oggi, noi possiamo affermare che le istituzioni sono libere, ma che questa libertà sta togliendo linfa alla lotta per la libertà. Stiamo cioè barattando la libertà per la sicurezza». È seguito un dibattito aperto dalla domanda posta dal professor De Iuliis: «La madre di ogni schiavitù psicologica non è forse il ripiegarsi eccessivo su se stessi e il rifiuto programmatico di ogni confronto con l’altro?» domanda che potrebbe portarci a varie conclusioni e farci ripensare al senso della libertà.
Federica G. Porcelli



