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«Sistema Trani», un mese fa gli arresti. Il riepilogo dei fatti che hanno cambiato la storia della città

L’ingente presenza di forze di polizia nella serata del 18 dicembre aveva già destato qualche sospetto sulla possibilità che da lì a poco sarebbe scattata un’operazione che avrebbe coinvolto parte della politica locale.

Quelle “voci di carrozze” su “eventi extrapolitici” di cui si è parlato persino in Consiglio Comunale oltre che nei bar o nei luoghi più disparati, hanno iniziato a far seriamente rumore all’alba del 20 dicembre.

Non sarebbe stato più solo gossip  o “chiacchiericcio” che stava (e sta) inquinando la vita amministrativa della nostra città. La notizia dell’arresto del sindaco e di altri consiglieri e amministratori pubblici ha destato clamore a livello nazionale passando in rassegna tutte le prime pagine ed i tg dalla Rai a Mediaset passando per SkyTg24.

Sei le persone arrestate ed altre sette quelle indagate, quattro le custodie cautelari in carcere: Giuseppe Di Marzio (67 anni, vice sindaco uscente, revocato con l’azzeramento della giunta del 4 giugno 2014); Antonello Ruggiero (47, amministratore unico dimissionario dell’ex municipalizzata Amiu); Nicola Damascelli (42, consigliere comunale in carica di maggioranza, del Movimento Schittulli, maggiore suffragato alle elezioni del 2012); Maurizio Musci (44, consigliere comunale dimissionario di maggioranza dell’ex Pdl, di cui era capogruppo). Due le misure ai domiciliari: Luigi Nicola Riserbato (45, sindaco in carica, della Puglia prima di tutto); Edoardo Savoiardo (59, responsabile dell’Ufficio appalti del Comune di Trani).

In stato di libertà risultano indagate, inoltre, le seguenti persone: Pasquale Mazzone (63, Ruvo, segretario generale all’epoca dei fatti contestati); Claudio Laricchia (44, Bari, ex dirigente dell’Ufficio tecnico e presidente della commissione di gara nell’appalto principe dell’inchiesta, quello della vigilanza degli immobili comunali); Yanko Tedeschi (Bari, 41, ex direttore di ragioneria e componente la commissione); Elsa Coppola (56, Lecce, maresciallo di polizia municipale, componente la commissione); Francesco Lupo (51, Palermo), Massimo Aletta (50, Reggio Calabria), Nicola Lisi (57, Bari), tutti riconducibili alla società Sicurcenter, vincitrice della gara.

Circa 150 pagine formano la copiosa ordinanza firmata dal Gip di Trani, Francesco Messina, su richiesta del sostituto procuratore della Repubblica, Michele Ruggiero, da cui sono stati mossi i provvedimenti cautelari che hanno scatenato la bufera giudiziaria. L’abbiamo denominata “Sistema Trani” perché veniva più volte nominato come “Sistema” il comitato politico-affaristico che secondo l’accusa comandava in città. Le ipotesi di reato a base dell'ordinanza cautelare sono quelle di associazione a delinquere, concussione, corruzione elettorale (voto di scambio), turbata libertà dei pubblici incanti ed altro ma andiamo per grado.

Le complesse ed accurate indagini svolte da personale della Polizia di Stato di Trani e della Digos di Bari hanno preso avvio da un incendio di origine dolosa che nel settembre 2013 causava la distruzione del capannone di un'azienda di infissi di proprietà di un noto consigliere comunale locale, Nicola Damascelli. Nel corso di approfondimenti investigativi emergeva una connessione tra quel drammatico episodio e la procedura di aggiudicazione dell'appalto milionario bandito per la vigilanza agli immobili comunali di Trani. La gara sulla vigilanza degli immobili comunali diviene così il fulcro dell’inchiesta: il sindaco, l’avv. Luigi Nicola Riserbato, viene chiamato in causa nel provvedimento del pm Michele Ruggiero firmato dal Gip Francesco Messina, con riferimento al fatto «che abbia concorso alla composizione e nomina della commissione giudicatrice dell'appalto milionario, commissione che, gestendo illecitamente le procedure di gara, aggiudicava quest'ultima alla Sicurcenter, favorita dai sodali Damascelli, Ruggiero e Di Marzio».

Il sindaco, «recependo le illecite interferenze del consigliere Damascelli, designava l'uomo di fiducia del predetto (l’ingegner Laricchia, ndr) dapprima come dirigente della quarta ripartizione - ritardando il deliberatamente la nomina della commissione di gara al fine di non fare designare quale presidente una persona da lui non manipolabile quale il dottor Antonio Modugno, comandante della Polizia municipale -, e facendo designare l’ingegner Laricchia quale presidente della commissione giudicatrice dell'appalto milionario. Interferiva, inoltre, sulla scelta dei componenti della commissione di gara, sollecitando a farne parte (con una nota a firma propria e di Di Marzio) il maresciallo Elsa Coppola (persona di fiducia del Di Marzio, ma che sapeva assolutamente priva del profilo professionale di funzionario/dirigente necessario per fare parte della commissione e priva di ogni competenza giuridica e tecnica sullo specifico appalto da aggiudicare)».

Il sindaco avrebbe operato tale condotta «senza averne i poteri di legittimazione ed in aperta violazione della normativa di settore, a lui ben nota in ragione della propria qualifica professionale di avvocato e dei corrispondenti doveri informativi». Infatti, secondo il Testo unico sugli enti locali, «sono i dirigenti di ripartizione, non gli organi politici a costituire le commissioni di gara per pubblici appalti». Inoltre, secondo il Codice degli appalti «i commissari diversi dal presidente sono selezionati fra i funzionari della stazione appaltante o, in caso di accertata carenza in organico di adeguate professionalità, fra altri funzionari o professionisti con almeno dieci anni di iscrizione nei rispettivi albi professionali, competenze di cui tanto la Coppola, quanto Tedeschi erano privi».

La figura del commissario responsabile del Pdl della sezione di Trani, nonché vice sindaco e assessore alla Polizia Locale e alla ripartizione Appalti e Contratti, Giuseppe Di Marzio, avrebbe agito all'interno del Sistema esercitando "pressioni sulla società cooperativa Vigilanza Notturna Tranese per assumere persone a lui vicine, paventando - in caso di rifiuto - ritorsioni e dinieghi di autorizzazioni alla proroga del servizio di vigilanza agli immobili comunali". Inoltre secondo quanto scritto nel fascicolo del pm, "avrebbe incaricato il suo uomo di fiducia nonché consigliere comunale Maurizio Musci di richiedere tangenti/utilità per il Sistema in vista dell'espletamento della gara d'appalto ed interferiva illecitamente sulle attribuzioni di funzionari comunali e dirigenti di ripartizione nella predisposizione e aggiudicazione della gara per l'appalto del servizio triennale di vigilanza".

Tra i profili più importanti del "Sistema" emerge quello del presidente Amiu Antonello Ruggiero, incaricato di pubblico servizio di una società (Amiu Spa per l'appunto) per azioni a totale capitale pubblico posseduto dal Comune di Trani, "consigliere politico e fedelissimo del sindaco Riserbato". Secondo l’accusa Ruggero si sarebbe occupato di "assumere e/o licenziare personale (presso società appaltatrici di servizi pubblici prestati all'Amiu) secondo logiche clientelari di scambio o di asservimento alla loro parte politica". Inoltre, un'accusa politicamente pesante, "pianificava con il sindaco Riserbato ritorsioni nei confronti del consigliere comunale Giuseppe Corrado (dissidente ed oppositore interno al Pdl), al fine di indurlo a rientrare in maggioranza e a votare le proposte del gruppo dirigente". Pare che all’interno della procedura di affidamento del servizio di raccolta di cartoni ed imballaggi da parte dell’Amiu in favore della società Trasmar, Riserbato Ruggiero e Damascelli avrebbero decretato in concorso la mancata assunzione di una persona vicina al consigliere Corrado.

Il procuratore Capristo, durante la conferenza stampa sugli arresti, leggeva il comunicato: «Un'analisi accurata della procedura adottata, da parte degli investigatori, svelava sia prassi che metodiche criminose costituenti tipica manifestazione del fenomeno noto come "voto di scambio", sia meccanismi di inquietante turbativa nella gestione degli appalti pubblici (non solo in quello menzionato della vigilanza) e nella condizione della stessa vita politica dell'amministrazione cittadina, ad opera di taluni appartenenti alla classe dirigente». Un’inchiesta che ha impegnato a lungo il personale della Digos di Bari che si è servita della “coraggiosa e leale collaborazione con l’autorità giudiziaria di cittadini che hanno compreso l’importanza ed il valore della denuncia del malaffare”.

Gli interrogatori degli arrestati si sono tenuti tra mercoledì 24 dicembre, alla vigilia di Natale, e sabato 27. Il Gip ed il pubblico ministero hanno prima ascoltato i detenuti in carcere e poi i due agli arresti domiciliari: Luigi Nicola Riserbato ed Edoardo Savoiardo. Quest’ultimo, funzionario del Comune di Trani, è ritenuto dall’accusa il “braccio tecnico” del Sistema, «in quanto responsabile dell'Ufficio appalti e contratti della sesta ripartizione, rappresentava il braccio di ferro, tecnico e operativo del sodalizio criminoso nella misura in cui era il funzionario che - da sempre incardinato in quell'ufficio nevralgico e delicato - materialmente predisponeva bandi e capitolati d'appalto, determinazioni dirigenziali di ogni genere (sistematicamente sottoposti alla firma di dirigenti) funzionali a pilotare gli appalti in favore delle ditte favorite dall'amministrazione di turno».

Intanto, nei giorni che anticipavano gli interrogatori, le linee difensive hanno optato (tranne quella di Edoardo Savoiardo) per la presentazione di un’istanza dinanzi al Tribunale della libertà per l'annullamento o riforma dall'ordinanza di custodia cautelare, assumendosi peraltro un rischio perché il Riesame avrebbe potuto non assecondare l’orientamento dei legali (come è accaduto) e confermare quello di pubblico ministero e Gip. Era però l’unica strada e forse la più veloce per ottenere il rilascio di chi in quel momento era ristretto agli arresti in carcere o domiciliari. Il primo ad ottenere un alleggerimento della restrizione è stato l’ex amministratore di Amiu Antonello Ruggiero che il 28 dicembre ha lasciato il carcere per gli arresti domiciliari all’esito dell’interrogatorio di garanzia. Il Tribunale del Riesame ha disposto i domiciliari anche per gli altri tre indagati e ristretti in carcere (Giuseppe Di Marzio, Maurizio Musci e Nicola Damascelli) il 30 dicembre. Rigettata invece l’istanza di scarcerazione dal regime degli arresti domiciliari per il sindaco per “poter svolgere atti d’indagine necessitati proprio dalle difese” del sindaco stesso che avrebbe fornito durante l’interrogatorio ulteriori elementi non in possesso del Gip e del Pm.

L’ultimo aggiornamento sull’inchiesta risale allo scorso 2 gennaio quando sono stati revocati i domiciliari per Edoardo Savoiardo, il primo degli arrestati del 20 dicembre a tornare libero, benché, anche per lui sia arrivata l’interdizione per 45 giorni dai pubblici uffici. Tale provvedimento, ha riguardato anche il maresciallo della Polizia locale, Elsa Coppola, componente della Commissione giudicatrice della gara d'appalto per la vigilanza degli immobili comunali, della quale Savoiardo era segretario.

Donato De Ceglie

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