La prolungata attesa dell'avvento di Maria Rita Iaculli aveva alimentato una corrente di pensiero, probabilmente non corretta, che riteneva che Trani, il prossimo 17 maggio, sarebbe andata alle urne solo per eleggere governatore e consiglio regionale, ma non per il nuovo sindaco ed assemblea elettiva, giacché il commissariamento sarebbe potuto durare di più ed estendersi, addirittura, fino a quella che sarebbe stata la scadenza naturale del mandato di Riserbato, vale a la primavera 2017.
Quest’ipotesi poggiava su valutazioni legate alla presunta gravità delle accuse che la magistratura rivolge agli indagati dell'inchiesta «Sistema Trani», le cui misure cautelari del 20 dicembre, di fatto, hanno segnato la fine dell'amministrazione Riserbato, con lo stesso sindaco uscente ed altre quattro persone, tuttora agli arresti domiciliari. Senza dimenticare l'altra inchiesta giudiziaria, recentemente sviluppatasi, riguardante la discarica di Trani e che, allo stato, vede sedici persone indagate, ex sindaco compreso.
Invece, la dottoressa Iaculli dovrebbe traghettare Trani soltanto per pochi mesi. Infatti, proprio nelle ipotesi accusatorie della Procura di Trani non compare mai quella di un'ipotetica associazione di stampo mafioso, motivo per il quale, ventuno anni fa, fu effettivamente sciolto il consiglio comunale e nominata una commissione straordinaria per un anno e mezzo.
Se la situazione fosse stata così grave, probabilmente il Ministero dell'interno sarebbe intervenuto con largo anticipo, mentre invece, per quello che si è compreso, ha semplicemente atteso la decorrenza dei termini previsti per legge, vale a dire i venti giorni entro i quali il sindaco avrebbe potuto, eventualmente, ritirare le dimissioni.
Pertanto, si sarebbe in presenza di uno scioglimento di consiglio comunale semplicemente legato a dimissioni volontarie, e non revocate, di Luigi Nicola Riserbato.
