Apprendiamo che il prossimo 19 febbraio si riunirà il Consiglio di Amministrazione di Amiu Trani per prendere importanti decisioni riguardo all’assetto societario della municipalizzata tranese.
Certo, si tratterà di prendere decisioni molto difficili, dal momento che si tratta di un’azienda che per decenni è stata razziata da chiunque le si sia avvicinato. Per ridarle ossigeno bisognerà avere la forza e il coraggio di guardare in tutti gli angoli bui e fare scelte drastiche, forse impopolari, ma necessarie. Come cittadini non possiamo che augurarci che ciò accada.
Quando si parla di Amiu Trani, però, bisogna anche guardare alla discarica, sulla quale ultimamente è calato un preoccupante silenzio. Ricordiamoci tutti che mentre l’azienda veniva gestita così male, in discarica non veniva fatto nulla di quello che le normative prevedono perché l’impianto funzionasse a dovere. Questo ha permesso che la scorsa estate si verificasse una falla nella guaina di impermeabilizzazione, causando la fuoriuscita di percolato, liquido altamente velenoso, e per questo la discarica è stata chiusa.
Si tratta di un fatto gravissimo che noi denunciammo immediatamente, ma da parte dell’ex amministrazione ci furono solo tentativi di sdrammatizzare l’accaduto o, peggio, menzogne riguardo ai provvedimenti che si stavano prendendo. In realtà da allora non è stato fatto assolutamente nulla per arginare la dispersione del percolato in falda e nemmeno l’intervento della magistratura è servito a spingere i vertici dell’azienda a cercare di risanare una situazione gravissima.
Ciò è confermato dal fatto che le analisi effettuate pochi giorni fa su campioni di acque provenienti dai pozzi spia interni alla discarica sono molto allarmanti perché, oltre alla elevatissima concentrazione di ammoniaca, ben oltre i valori di soglia limite, si registra lo sforamento dei limiti anche per nitriti, nichel, e manganese e, infine, viene confermato il superamento dei limiti anche per il ferro.
Ma destano ancora più preoccupazione le analisi fatte su campioni di acque provenienti da pozzi artesiani esterni all’impianto: queste avrebbero dato come esito un aumento del ferro e del manganese al di fuori della norma, e questo confermerebbe quello che già da tempo si temeva, e cioè che l’inquinamento della falda acquifera è ancora in atto.
Dunque, l’acqua che viene attinta dai pozzi a valle della discarica è ricca di sostanze pericolosissime per la salute umana e per l’agricoltura ma a tutt’oggi non si è neanche in grado di fare un censimento di quanti siano i pozzi interessati da questo fenomeno.
Per questo motivo sarebbe fondamentale un’ordinanza urgente che vieti l’uso di quell’acqua, anche solo in via precauzionale, perché potrebbe essere velenosa, e probabilmente, qualcuno ancora non lo sa.
Sarebbe poi il caso che si cominci a pensare seriamente ad un progetto di bonifica dell’intero impianto prima che questo diventi ancora più pericoloso di quanto già non sia.
Mentre la città è presa da interessanti discussioni di strategia politica e il toto-sindaco avvince tutti, stiamo lasciando che il nostro suolo, ma anche il mare e l’aria che respiriamo continuino ad essere avvelenate nella nostra più totale indifferenza.
Comitato Bene Comune
Maria Teresa De Vito
Anna Rossi
