Il decreto che c'è, ma non si vede. Trani va al voto in presenza di una firma con cui il presidente della Repubblica italiana ha sciolto il consiglio comunale. Tuttavia il provvedimento, firmato il 23 febbraio, ancora non è visibile su alcun organo ufficiale e se n’è avuta conoscenza soltanto dal pomeriggio di ieri, in maniera formale, grazie ad un comunicato rilasciato dalla Prefettura.
Quest'organo d'informazione, peraltro, ieri aveva anticipato questa circostanza dopo un lungo giro di telefonate che avevano condotto il cronista ad un cortese interlocutore dell'ufficio stampa del Quirinale, che, dopo ripetuti abboccamenti, ci aveva dato la certezza, almeno verbale, dell'avvenuta firma del provvedimento.
Ovviamente, non si pone minimamente in dubbio il fatto che Trani vada alle urne la prossima primavera, ma, certamente, dopo mesi trascorsi spesso a discutere in punta di diritto fin troppe numerose circostanze, almeno questa Trani se la sarebbe voluta risparmiare.
Come non dimenticare, infatti, la presunta non legittimità delle dimissioni del sindaco, la conseguente conferenza stampa di presidente del consiglio e segretario generale a definire scenari possibili ed impossibili, le dimissioni alla spicciolata dei consiglieri comunali, inutili a concorrere allo scioglimento dell’assemblea, quelle degli assessori ed i misteri su chi dovesse essere il reggente nell’assenza di sindaco e vicesindaco, persino il ritardo con cui si era proceduto alla nomina del commissario prefettizio, Maria Rita Iaculli.
Adesso, pur conoscendo da tempo la data del 24 febbraio come termine perentorio entro il quale determinare i comuni al voto in primavera, ci siamo trovati in presenza di un decreto firmato il 23 febbraio, ma ufficializzato soltanto quarantotto ore dopo. E tutto questo aveva, inopportunamente, alimentato di nuovo la corrente di pensiero, non corretta, che riteneva che Trani dovesse subire un commissariamento lungo per presunti profili giudiziari nel cui merito, invece, nessuno è mai entrato: Trani va al voto, semplicemente, per dimissioni del sindaco. La bufera giudiziaria del 20 dicembre farà il suo corso su altri terreni.
Adesso il commissario prefettizio diventa ufficialmente straordinario, e l'ultimo atto che manca all'appello è quello della data del voto: il 17 maggio non è ancora da considerarsi quella certa, ed anche il 24 e il 31 potrebbero diventare i giorni dell’election day che accorperà le sopraggiunte comunali alle già note regionali.
