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Omicidio De Girolamo, il pm Michele Ruggiero chiede 36 anni per i fratelli Lops (30 per Savino e 6 per Lorenzo). Per la difesa c'è carenza di prove, prossima udienza il 20 marzo

Il 13 maggio del 2011, nelle prime ore di pomeriggio di quel venerdì "nero", la famiglia dell'imprenditore Nunzio De Girolamo ne denunciava la scomparsa. Le ricerche partirono da subito e si misero in moto anche gli stessi parenti grazie alle indicazioni di Nicola Lops, intonachista e "cottimista" dello stesso imprenditore che dichiarò di averlo incontrato in mattinata.

Antonio De Girolamo, figlio di Nunzio, e lo stesso Nicola Lops giunsero in un terreno di Bisceglie, luogo in cui l'intonachista dichiarò di aver incontrato l'imprenditore. Lì fu ritrovata la Mercedes di Nunzio De Girolamo, da poco data alle fiamme, ma mancavano alcuni effetti personali oltre alla somma di circa 10mila euro che secondo il figlio l'imprenditore aveva certamente con sé. Carabinieri e Vigili del Fuoco ritrovarono il cadavere dell'imprenditore in un pozzo nelle vicinanze e da subito gli inquirenti ipotizzarono l'operato di almeno due assassini. Dall'autopsia si evidenziò il calibro 9 dei due proiettili che colpirono l'imprenditore, proiettili esplosi da una scacciacani modificata e mai rinvenuta.

Soltanto due giorni dopo, la sera del 15 maggio, Nicola Lops fu ritrovato morto impiccato in un suo podere fra Bisceglie e Trani. L'autopsia del medico legale Solarino confermò la morte per asfissia ma per gli inquirenti vi era l'inquietante ipotesi che l'intonachista fosse stato indotto al suicidio (o appeso da qualcuno all'albero), probabilmente dal complice nell'omicidio.

Nella giornata di ieri, come riporta Antonello Norscia sulle pagine della Gazzetta del Mezzogiorno, presso la Corte d'Assise di Trani il pm Michele Ruggiero ha chiesto pesanti pene per i due figli di Nicola Lops: 30 anni di reclusione per il 36enne Savino Lops (conosciuto come Massimo) per l'accusa di concorso in omicidio e 6 anni più 3mila euro di multa per il 35enne Lorenzo Lops accusato di ricettazione e riciclaggio nell'ambito dello stesso delitto.

Lo stesso Ruggiero aveva chiesto l'archiviazione delle indagini a carico dell'intonachista per "morte del reo". Tra gli indagati vi era inizialmente anche il biscegliese Giuseppe Cosmai, la cui posizione fu archiviata perché gli elementi a suo carico non risultavano conclusivamente sufficienti a sostenere l'accusa in giudizio.

Per l'accusa Savino Lops avrebbe aiutato il padre ad assassinare l'imprenditore con cui da tempo intercorrevano rapporti di lavoro. Un'imboscata affinché l'imprenditore corrispondesse ulteriori acconti o saldasse i lavori che l'impresa Lops stava eseguendo in un complesso residenziale in contrada San Luca. Condotto l'imprenditore nel luogo in cui poi né è stato ritrovato il cadavere, Nicola Lops e Savino avrebbero richiesto la consegna dei 10mila euro che l'imprenditore aveva con sé. Al rifiuto di Nunzio De Girolamo, i due avrebbero condotto lo stesso all'interno di un casolare per picchiarlo e poi sparargli tre colpi a bruciapelo. Il corpo di Girolamo fu calato nel pozzo e la sua auto data alle fiamme. Fu proprio quella coltre di fumo che poche ore dopo la scomparsa destò sospetti e consentì il ritrovamento del cadavere.

Il pm contestò a Savino Lops (in concorso con il padre, deceduto) i reati di omicidio aggravato e premeditato, sottrazione di cadavere, rapina e danneggiamento. Il fratello Lorenzo sarebbe entrato in scena successivamente, quando avrebbe ricevuto dal padre e/o dal fratello 8mila euro, sapendo fosse la somma frutto della drammatica rapina. Seimila euro vennero versati in banca, "realizzando automaticamente - secondo l'accusa - la sostituzione del danaro sporco".

«Gli avvocati Mastromauro e Florio della famiglia De Girolamo si sono associati alle richieste di punizione avanzate dal pm nei confronti dei fratelli Lops chiedendo anche la loro condanna ad una provvisionale (anticipo sul risarcimento del maggior danno) di 100mila euro in favore di ciascuna parte civile: la moglie ed i due figli della vittima» scrive Norscia. L'avvocato De Pascalis invece, difensore dei fratelli Lops, imputati in stato di libertà, avrebbe evidenziato l'estraneità dei suoi assistiti e la carenza di prove a loro carico. Ha chiesto per Savino Lops l'assoluzione per non aver commesso il fatto e per Lorenzo l'assoluzione perché il fatto non sussiste. Prossima udienza il 20 marzo per le repliche e la camera di consigli della sentenza di primo grado.


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