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FOTO. Trani, dopo appena nove anni il lungomare Mongelli è già un rudere. Ci è costato un milione

Fra trascuratezza e teppismo, degrado e pericolo, il lungomare Francesco Paolo Mongelli, a nove anni di distanza dalla sua inaugurazione ed alla vigilia di una nuova estate, è ormai il fantasma di se stesso.

Quello che doveva essere un nuovo fiore all'occhiello del litorale e della Trani turistica è ridotto a poco più che un rudere e, soprattutto, non sembra mostrare in alcun modo margini di fruizione per i cittadini, giacché la permanenza in riva al mare appare particolarmente complessa a causa di ciottoli e pietre difficilmente compatibili con quella che si dovrebbe definire una normale attività di balneazione.

Se teniamo conto del fatto che l'opera è costata un milione di euro, c'è davvero da considerarla un monumento allo spreco di denaro pubblico: bellissima, il suo colpevole abbandono grida vendetta. Senza dimenticare le ulteriori e costose operazioni di ripascimento della sabbia, portata sul luogo da altri siti, negli anni immediatamente successivi all'inaugurazione del lido, ed in pochissimo tempo scomparsa per l’effetto delle mareggiate.

Il nostro percorso comincia proprio dall'ingresso della panoramica pedonale, che ormai può essere totalmente accessibile alle auto perché è scomparso il paletto centrale utile ad inibire la circolazione. Dopo pochi passi, si scorge un contatore idrico ormai rotto, quello a monte dell'impianto di irrigazione del verde attrezzato previsto un tempo al servizio dell'opera pubblica: non solo non c'è più acqua, ma anche le tubazioni sono completamente inservibili ed emergono ormai fuori delle tracce, lungo i muri e fra i ciottoli.

Pochissime le staccionate in legno ancora integre, perché molti di quei tronchi tubolari sono stati distaccati, negli anni, per farne dei falò. La loro assenza rende non sicuro l'accesso, soprattutto per i più piccoli, per i quali non si intravede, in alcuni luoghi, alcun tipo di protezione.

Il lido è ormai totalmente sprovvisto di sabbia, un cui pallido ricordo persiste, ormai sedimentato, al lato della rampa di accesso di levante. Quella di ponente, invece, è ormai sospesa nel vuoto e, al lato della stessa, la rete metallica tesa, che sarebbe dovuta servire a contenere il verde attrezzato con il sistema della geo stuoia, si è completamente distaccata risultando, a sua volta, foriera di pericolo per la balneazione.

Camminare lungo il lido è ormai problematico, ma camminare oltre ancora più pericoloso. La novità recente è l'installazione di una rete di salvaguardia per la pubblica incolumità, sorta nel tratto più stretto della strada pedonale che conduce verso la seconda spiaggia. Si tratta di una misura di cautela, legata al sempre più pronunciato pericolo di crollo del costone di roccia calcarea proprio ai lati della terrazza panoramica del lido: di anno in anno, infatti, le mareggiate si mangiano qualcosa e, ormai, la situazione appare davvero seriamente compromessa. Ciononostante, i pedoni frequentano numerosissimi quel luogo che è diventato, soprattutto, zona di jogging.

E più avanti, laddove una rete stirata ormai deteriorata è stata posta per inibire un ulteriore avvicinamento al mare, in un altro luogo a rischio di crollo perché non protetto dai frangiflutti, una seconda rete metallica protettiva è stata in più punti divelta quasi certamente per favorire il passaggio non autorizzato di auto, evidentemente appartenenti a residenti nelle ville della zona.

Una spiaggia, che pareva avveniristica (ma il progettista aveva raccomandato che il sito si sottoponesse ad una costante manutenzione che, invece, non c'è più stata), non esiste più. Ed un litorale, che doveva essere interamente risanato, è rimasto incompiuto.

Se ci riallacciamo al disastro del lido Marechiaro, il quadro d’insieme che ne deriva è di milioni di euro buttati a mare ed una visione di sviluppo della città, in chiave di rilancio turistico fondato sulla balneazione, miseramente fallita per mancanza di determinazione nel portare avanti, a seconda dei casi, finanziamenti, progetti, concessioni demaniali, gestioni, manutenzioni.

Ed il prossimo sindaco, oggettivamente, poco potrà fare per riparare questi danni, ormai irreversibili, e che i cittadini stanno pagando tuttora a caro prezzo, vedendo deperire l’immagine della città e svuotarsene le casse per i costi enormi, ancora vivi, di opere che, invece, sono già morte. 


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