Sono trascorsi tre anni da quando l’Ufficio locale marittimo, con una nota del 7 marzo 2012, aveva chiesto informazioni relativamente alla piattaforma galleggiante nel porto di Trani.
Oggetto, le opere di messa in sicurezza della stessa, segnalando che, ai sensi del Codice della navigazione, se l’ente proprietario della piattaforma non avesse provveduto a metterla in sicurezza, non avrebbe più ottenuto alcuna concessione.
Oggi, i poteri di rilascio delle concessioni sono passati in seno alla Regione Puglia, e questo nuovo aspetto burocratico potrebbe avere rallentato le verifiche circa alcune situazioni che, peraltro, sono sotto gli occhi di tutti.
Infatti, giorno dopo giorno, la piattaforma galleggiante deperisce sempre più e, oggi, è poco più che un rudere e, secondo alcuni addetti ai lavori, rischierebbe anche l’affondamento. In ogni caso, non fungendo oggi ad alcuno scopo, sottrae soltanto spazio nell’area portuale, creando anche un problema logistico, oltre che di sicurezza.
A maggio 2012 il Comune impegnò di spesa di 6250 euro per mettere in sicurezza il manufatto, prima che il suo disuso ne determinasse la revoca della concessione demaniale. Questa la somma destinata dal dirigente competente, in favore dell’ingegner Nicola Romanelli, incaricato di redigere il progetto di salvataggio e rilancio della piattaforma.
La piattaforma galleggiante fa parte dei servizi ai diportisti della darsena comunale, oggi gestita per conto del Comune da Amet Spa. Quando fu realizzata, la struttura ospitò per molti anni un ristorante, detto per questo “galleggiante”. Dopo la chiusura dell’attività commerciale, si provò a riportarla in auge attraverso l’organizzazione di conferenze, presentazioni di libri e mostre.
Con il tempo, però, l’utilizzo in chiave culturale si sarebbe interrotto e, da quello che si può scorgere da lontano, la piattaforma galleggiante oggi è un mero deposito di attrezzature, soprattutto subacquee, dalle bombole alle mute, passando per cordame, giubbotti salvagente e tavole da surf.
La rarefazione del suo utilizzo ne ha così compromesso non solo il buon funzionamento, ma anche il suo futuro perché, non adempiendo agli scopi culturali e sociali per i quali era stata realizzata negli anni ’80, la struttura è passibile di revoca della relativa concessione demaniale.
Resta, dunque, il doppio problema: nell'immediato, la messa in sicurezza; a media e lunga scadenza, cosa farne? Questo manufatto può ancora essere rilanciato? Oppure è semplicemente un ingombro nel porto che potrebbe, rimovendolo, creare lo spazio per nuovi posti barca e, quindi, per maggiori introiti della darsena comunale?

