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Cava dei veleni, anche il sindaco di Trani sollecita Arpa per i dati su diossine ed Ipa

«Mi avevano detto che i tempi sarebbero stati lunghi, li ho sollecitati ma mi hanno chiarito che si tratta di tempi tecnici che non dipendono solo da loro. Mi hanno assicurato che ci daranno questi risultati il più velocemente possibile». Così il sindaco, Amedeo Bottaro, sollecitato dal cronista sul ritardo con cui Arpa Puglia sta comunicando i dati relativi a diossine ed idrocarburi policiclici aromatici eventualmente rilasciati nell'atmosfera dalla cosiddetta “cava dei veleni” di contrada Profico.

Come si ricorderà, quel sito, situato in un vasto appezzamento di terreno dell’agro di Trani, fra le strade provinciali 13 e 168, nei primi giorni di giugno fu oggetto di un incendio molto vasto. Le fiamme riguardarono un fronte della cava lungo il quale sono stati illecitamente stoccati, per un tempo lungo e non meglio precisato, almeno 25mila metri cubi di rifiuti solidi urbani.

A distanza di pochi giorni dai rilevamenti effettuati, l’Agenzia regionale per l'ambiente aveva fatto sapere che ho ossido di carbonio ed idrocarburi erano nella norma, ma, per conoscere i valori di diossine ed Ipa, sarebbero servite altre due settimane. Invece è trascorso oltre un mese e, di questi dati, ancora non vi sono tracce. In realtà i tecnici di Arpa, non negandosi mai al cronista, hanno sempre fatto sapere che non dipende solo da loro, ma, a prescindere della macchinosità dell'iter tecnico e/o burocratico, appare quanto meno anomalo che si debba attendere così tanto tempo per avere una qualsivoglia risposta.  

Anche l’Asl Bt, nella persona del direttore generale, Ottavio Narracci, aveva fatto sapere nei giorni scorsi che l’azienda sanitaria avrebbe sollecitato Arpa per chiedere e ottenere quello che i cittadini stanno aspettando, ormai, da troppe settimane: cosa si è ispirato a Trani per cinque notti consecutive, mentre la cava bruciava? Se nella atmosfera vi erano sostanze tossiche, in quali quantità e quali eventuali conseguenze potrebbero avere determinato per la salute pubblica?

Verrebbe da chiedersi quanto si dovrà, poi, attendere per conoscere i dati relativi a carotaggi e analisi del materiale stoccato e, dunque, se vi sia stata una contaminazione della falda. Peraltro, secondo quanto spiegato in un convegno a margine dei fatti riferiti, il direttore di struttura del reparto di Ematologia dell'ospedale di Barletta, Giuseppe Tarantini, ha chiarito che i rischi maggiori sono legati proprio al sottosuolo: «È proprio attraverso la commistione tra il percolato rilasciato dai rifiuti e le acque del sottosuolo, infatti – spiegava l’ex sindaco di Trani -, che possono avvenire fenomeni di ingerimento di metalli pesanti, decisamente più dannosi per l'organismo e portatori di patologie tumorali rispetto al periodo limitato di emissioni nell'atmosfera».

La cava dei veleni, insomma resta ancora piena di troppi silenzi e segreti sui quali è giusto che, nella massima trasparenza, si faccia al più presto luce e chiarezza. Il sindaco Bottaro, però, ci tiene anche a porre in risalto i passi avanti che si sono compiuti su altri fronti: «In venti giorni abbiamo ottenuto la convocazione di un tavolo tecnico in Prefettura sulla materia delle cave dismesse, ma anche il censimento delle cave dismesse, circostanza che permetterebbe di metterle in sicurezza».


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