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Dopo Azzollini, Molfetta fa di nuovo parlare di sé: Natalicchio ci ripensa e resta. I sindaci irremovibili restano sempre troppo pochi

«Resto. Per il dovere di ritrovare le ragioni del 2013 e fare sì che diventino più forti di tutto e tutti. Possiamo farcela. Dobbiamo». Così il sindaco di Molfetta, Paola Natalicchio, chiude i venti giorni di riflessione dopo le sue dimissioni, che ha ritirato restando al governo della città».

Per la verità, nel momento in cui aveva annunciato il disimpegno, le sue intenzioni erano perse pressochè irremovibili e nulla faceva presagire che il primo cittadino di Molfetta tornasse sui suoi passi: evidentemente sbagliamo sia noi, sia molti altri che avevano inteso quel passo indietro come definitivo.

Chiarimenti sono intervenuti nel Partito democratico, che ha votato compatto il bilancio e si appresta ad esprimere due assessori nell'imminente rimpasto della giunta Natalicchio.

Di certo restano davvero pochi, da contarsi sulle dita di una mano, i casi di sindaci dimisisonari, prima della fine del mandato, che non sono tornati indietro: a Trani, in buona sostanza, l'unico a non recedere è stato Pinuccio Tarantini, nel 2006.

Anche Gigi Riserbato la lasciato prima, ma in uno scenario decisamente diverso e non paragonabile a quello del suo predecessore.

Per il momento, nei vent'anni di vigenza del nuovo sistema elettorale maggioritario, solo Carlo Avantario, nel 2002, ha rassegnato e poi ritirato le dimissioni senza, peraltro, trarne vantaggi: da lì a poco, a gennaio 2003, sarebbe stato sfiduciato in consiglio.


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