Adesso è ufficiale: la «cava dei veleni», bruciando un'enorme quantità di rifiuti per almeno una settimana, ha determinato la diffusione di diossine oltre i limiti nelle aree immediatamente adiacenti il sito. In città, invece i valori delle stesse diossine e degli idrocarburi policiclici aromatici sono rimasti nei limiti e, quindi, non erano tossici.
È quanto emerge dal report che Arpa Puglia, come da noi anticipato, anche sul Giornale di Trani, ha diffuso a tutti gli enti preposti nella giornata di lunedì. Il Comune di Trani, che quel giorno era chiuso per festa patronale, ieri ha rilasciato ufficialmente il documento tecnico di sei pagine, accompagnato da un breve comunicato che chiarisce che l'inquinamento atmosferico è stato limitato alla sola zona della cava dismessa di contrada Profico.
« I tecnici hanno attestato – si legge nella nota - che l’incendio ha liberato in aria diossine e microinquinanti organici in quantità significativa, come conseguenza prevedibile di una combustione incontrollata di quel tipo, in presenza di materie plastiche e rifiuti. L’emissione di inquinanti è terminata con lo spegnimento dell’incendio e non ha provocato – spiegano i tecnici – il superamento dei limiti in aria. Il risultato evidenzia che la ricaduta degli inquinanti si è limitata alle aree immediatamente limitrofe al luogo dell’incendio».
Per la verità, così come si scorge dal report, la data del prelievo è stata quella dell’11 giugno, ma la cava bruciava già da alcuni giorni ed era stata localizzata, con riferimento all'intervento di Polizia locale e Vigili del fuoco, l’8 giugno. Questo fa capire che, sebbene i calcoli dovrebbero avere coperto l'intero periodo di combustione dei rifiuti, i prelievi sono stati effettuati in un momento in cui già si erano avviati i lavori di soffocamento dei fumi attraverso l'invio sul posto di una pala meccanica che, di fatto, ha rivoltato quel fronte della cava come un calzino.
In ogni caso, il rapporto presentato da Arpa Puglia, e realizzato dai laboratori del Dipartimento provinciale di Taranto dell'ente, è riuscito nell’intento di tranquillizzare la popolazione circa il rischio che le quantità fuorilegge di diossine e Ipa si fossero respirate anche in città: così, evidentemente, non è stato.
Adesso, però, non ci si può fermare solo a questi dati, ma comprendere anche la qualità della falda e, nel frattempo, augurarsi che le indagini riescano anche a chiarire le eventuali responsabilità penali circa l'uso improprio che si è fatto di quel sito per tutto il tempo servito a stoccarvi abusivamente fino a 25mila metri cubi di rifiuti solidi urbani senza colpo ferire.


