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A Trani sono tornate a parlare le armi: non si sparava dall'omicidio Ferrante. Tutti gli ultimi precedenti

Dovrebbe essere accusato di tentato omicidio P.N., 36enne tranese arrestato nella serata di sabato dopo avere esploso sei colpi di pistola all'indirizzo dello stabile in cui abita una donna con la quale avrebbe convissuto per un non meglio precisato periodo di tempo. L’uomo, che ha già le spalle numerosi precedenti di polizia, è ora a disposizione del sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Trani, Silvia Curione, titolare di un’indagine svolta dal Commissariato di pubblica sicurezza.

E sono stati proprio gli agenti, nella serata di sabato, nel giro di poco più di un'ora dal fatto, avvenuto intorno alle 19.20, ad individuare, rintracciare e fermare il responsabile della pistolettata contro quel fabbricato via Giosuè Carducci, nel quartiere nord di Trani. Al quarto piano di quello stabile abita una donna, nei confronti della quale l'uomo deve avere rivolto a tutta la sua ira perché, probabilmente, se ne sarebbe sentito tradito. Un movente esclusivamente passionale che, però, ha rimesso in moto le armi in città e seminato il panico fra la gente del quartiere, oltre che destato nuove apprensioni in una città nella quale s’è tornato a sparare.

Il precedente risale al 16 gennaio scorso, quando, in via Palestro, perse la vita, freddato da un fucile, il 40enne Francesco Ferrante, considerato uno degli elementi di spicco della criminalità locale: il responsabile di quell’omicidio è ancora libero.

Un precedente più specifico di pallottole (quattro in tutto) contro un portone risale al 24 novembre 2014, quando, in via Togliatti, ignoti vibrarono colpi di pistola contro l’edificio in cui abita un esponente delle forze dell’ordine considerato «scomodo»: solo due sere prima, sembra davanti a quello stabile, tre auto erano state incendiate.

Nell'autunno del 2013, altra serie di episodi incresciosi: sabato 7 settembre, intorno alle 17, una Vespa percorre via Caposele ed esplode alcuni colpi di pistola in direzione di un sottano: nella notte tra sabato 21 e domenica 22 settembre, vengono esplosi cinque colpi di pistola contro il civico 40 di via Giovanni Pascoli; nella settimana fra il 7 ed il 13 ottobre, di pomeriggio, da una moto in corsa, vengono esplosi alcuni colpi di pistola che colpiscono e mandano in frantumi il lunotto di una vettura parcheggiata in viale Spagna; mercoledì 23 ottobre, in via Umberto, da una moto in corsa vengono esplosi due colpi di pistola verso la vetrina di una boutique, contro cui già era sparato nel 2008.

Da lì a poco, gli altri due episodi di maggiore gravità. Giovedì 24 ottobre, in piazza Vittime dell’11 settembre, un giovane terlizzese, Gianluca De Simine, resta vittima di un agguato, nei pressi di un chiosco: colpito da ben sette colpi di pistola, si salva. In uesto caso, lo scorso 17 aprile, il responsabile del tentato omicidi, Salvatore Patruno, viene condannato ad otto anni.

Una storia che porta dritti all’altro fatto di sangue, purtroppo mortale, verificatosi in quella stessa piazza il 29 ottobre 2013: una pistola spara almeno dieci colpi, due dei quali uccidono Otello Bagli, 39, anni, presidente di una cooperativa sociale. Secondo gli inquirenti, Bagli fu ucciso per sbaglio perché la vittima designata, da parte di chi avrebbe voluto vendicare l’agguato a De Simine, era proprio Patruno. Bagli ebbe la sfortuna di trovarsi con Patruno quella sera solo perché, secondo quanto ha sempre dichiarato la famiglia, era andato a consegnare un computer riparato.

De Simine doveva pagare invece con la vita il fatto di avere in qualche modo, con il suo giro, invaso il territorio della droga al quale faceva riferimento Patruno. Fu invece Bagli a pagare con la vita e, soprattutto, per sbaglio, la vendetta di possibili sodali di De Simine nei confronti di Patruno.

Il responsabile dell’omicidio Bagli è ancora libero. E lo sono, di nuovo, di sparare, le armi in città.


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