Nuovi sviluppi nel caso dell’insufficiente climatizzazione del reparto di Medicina dell'ospedale di Trani. Infatti, precedentemente al relativo articolo, da noi pubblicato lo scorso 11 agosto, il figlio di un paziente, successivamente deceduto in quel reparto, aveva a sua volta segnalato a vari destinatari (ma non agli organi d’informazione) il problema dell’eccessivo eccessivo calore negli ambienti di quella struttura complessa al terzo piano dell'ospedale San Nicola Pellegrino.
Inoltre, soprattutto attraverso il supporto di fotografie, aveva anche sollevato il problema delle condizioni, tutt'altro che brillanti, della camera mortuaria dello stesso plesso ospedaliero cittadino. Due foto, paraltro, venivano associate a locali indicati come facenti parte del reparto di Medicina.
Parallelamente, il primario del reparto di Medicina, Giuseppe Bartucci, tornando su una sua iniziativa del 2012, aveva rappresentato dalla Direzione generale dell'Asl Bt la questione della difficile vivibilità degli ambienti del reparto, chiedendone la climatizzazione almeno con riferimento al corridoio.
«Nella stessa giornata in cui ho fatto denuncia – scrive il signor Francesco Antifora -, precisamente alle 9 del 7 agosto, dopo meno di nove ore mio padre, con l'altro paziente della stessa stanza (cardiopatico), veniva trasferito in altra stanza munita di aria condizionata. Sicuramente – ironizza - una pura coincidenza. Mio padre – continua il racconto -, cui è stata diagnosticata una setticemia, è deceduto il 12 agosto».
Per la cronaca, nella lettera di denuncia, il signor Antifora affermava che «la stanza in cui è ospite mio padre , insieme ad altro paziente, è prima di alcuna forma di refrigerazione: è presente solo un ventilatore, che a mala pena funziona. Eppure, esistono altre stanze, riservate a personale amministrativo, medico o direttivo, che hanno aria condizionata. Mi chiedo chi soffra di più fra un malato ed il personale, perché ritengo che si debba tutelare in primis la salute dei pazienti, visto che vengono ricoverati per essere curati e non morire asfissiati dal caldo».
«Noi dell’Unità operativa di medicina interna – replica il direttore di struttura - non siamo stati informati della prima lettera/denuncia al direttore dell’Asl, ed il passaggio del paziente in stanza climatizzata è avvenuto casualmente – chiarisce Bartucci -, vicino alla medicherai, perché quella stanza è, di solito, riservata ai pazienti più critici. Gli organi d'informazione, sicuramente per propria iniziativa autonoma, hanno inteso verificare la situazione del reparto e, dai documenti che hanno visionato – prosegue Bartucci - si evince la nostra attenzione al problema già dai primi di luglio, quando è iniziata la calura. Inoltre, quelle due foto si riferiscono quasi certamente agli ambulatori di Cardiologia, non gestiti da noi».
Resta aperto, però, il problema dell’obitorio, «dove, oltre a dolore e rabbia – scrive Antifora -, abbiamo dovuto digerire anche il degrado in cui versa quest'altra parte del nosocomio, paragonabile ad una discarica a cielo aperto che ha dato i natali a larve, di svariati centimetri, che vagavano liberamente sul piazzale antistante l'accesso. Ho dovuto personalmente provvedere all'uccisione delle stesse – racconta il figlio del deceduto -, onde evitare inutili ed ulteriori discussioni. Spero che tutto quanto denunciato ritorni nell'alveo della normalità, affinché nessun altro debba vedere leso il proprio diritto alla salute o, nel caso di specie, ad una morte dignitosa».





