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L'ambiente visto con gli occhi del Papa: ne hanno parlato laici e cattolici a confronto a Trani

Papa Francesco, durante gli anni del suo pontificato, sta cercando di mettere d’accordo proprio tutti: laici, cattolici, atei, economisti e ambientalisti. La sua seconda enciclica, Laudato sì, ha fatto discutere tutto il mondo, ma, come ha fatto notare Giusi Paracampo, segretaria dell’Unione giuristi cattolici della diocesi di Trani, «si è trattato di un fenomeno mondiale che non ha toccato l’Italia, fatta accezione per un paio di articoli sulle testate». L’enciclica ha come tema centrale l’ambiente.

A Trani, si è cercato di analizzare questo testo sotto diversi aspetti, facendo intervenire, in un incontro aperto al pubblico e tenutosi in una via Mario Pagano appositamente chiusa al traffico, esponenti di diverse realtà. Il dibattito, organizzato dalla libreria Luna di sabbia, è stato moderato dalla consigliera comunale e segretaria de I Dialoghi di Trani, Francesca Zitoli, e ha goduto del patrocinio gratuito del comune di Trani. Così ha introdotto l’enciclica l’assessore alla cultura e alla pubblica istruzione, Grazia Distaso: «È un documento sul nostro tempo su cui ognuno è chiamato a riflettere prendendosi le sue responsabilità. La nostra deve essere una azione condivisa e collettiva per un mondo che metta al centro il bene comune e la dignità della persona umana. L’uomo non deve ritenersi dominatore superiore alle altre creature». Il messaggio che papa Francesco ha voluto lanciare con questa enciclica è stato proprio questo: al centro del mondo non c’è l’essere umano, ma ci sono la natura e dio. Se l’uomo non impara a rispettare questi due elementi, ben presto potrà trovarsi a fare i conti con molte difficoltà. Per questo motivo, per Vito Santoro, critico letterario, «l’enciclica Laudato sì può essere considerata una vittoria per l’ambientalismo sociale e per l’idea della decrescita. Per noi ambientalisti laici, questa enciclica è un regalo del papa, che riesce a raggiungere, con la sua voce, anche voci che noi non possiamo raggiungere». Zitoli ha fatto notare che «nella natura, tra i più piccoli microrganismi, avviene un ciclo dei rifiuti, e invece tra gli esseri umani no, a causa degli interessi economici. In questo senso, papa Francesco ha voluto promuovere una rivoluzione culturale».

La Chiesa si era dimostrata attenta al tema ambientale nel concilio Vaticano II e con il papa considerato “green” Joseph Ratzinger, come ha spiegato Paracampo, ma, ha fatto notare la dottoressa Savy Di Lernia, componente del Cenacolo san Francesco di Trani, «è la prima volta che il tema ecologico si affianca a quello spirituale. Notando l’incuria che l’uomo ha nei confronti dell’ambiente, ad esempio delle spiagge, che sempre con maggior frequenza inquina con uno degli elementi più dannosi per l’ambiente, la plastica, si può facilmente capire come l’uomo abbia poca cura e scarsa attenzione nei confronti del mondo. Il cambiamento culturale proposto da papa Francesco è mirato all’autenticità».

L’Italia, in tema di diritto ambientale, è ancora indietro, nonostante l’interesse suscitato dall’Europa: «I nostri magistrati non sono preparati, tanto che il CSM sta organizzando dei corsi per loro» - ha detto Paracampo, rivolgendosi anche all’avvocato e consigliere comunale Antonio Florio, presente all’incontro, esperto, tra l’altro, proprio in questa materia.

L’uomo ha poco rispetto per l’ambiente soprattutto a causa della speculazione che fa sul proprio territorio, per questo motivo papa Francesco nella sua enciclica scrive ripensando una nuova economia, toccando i temi della povertà, della diseguaglianza sociale ed economica e del lavoro. Per Sergio D’Angelo, sociologo del lavoro, con questa enciclica il papa ha specificato «che negli ultimi due secoli e in particolare negli ultimi trent’anni, c’è stata un’accelerazione del progresso, che ha causato povertà e diseguaglianza sociale. Alcuni si sentono più degni di altri perché più ricchi. La lotta di classe l’hanno vinta proprio i ricchi» - conclude.

Allora, si potrebbe pensare, come suggerisce Zitoli, ad un nuovo sistema di produzione, che non lasci indietro i poveri? Per Mauro Spallucci, vicepresidente diocesano dell’UCID, unione cristiana imprenditori dirigenti di Trani, è impossibile rispondere a questa domanda: «È chiaro che ci sono stili e modi di pensare che hanno fallito. Io vorrei contribuire a dare risposte al mondo del lavoro perché oggi le imprese hanno perso la virtù della generosità, che non è incentivabile e che non va a comando, perché nasce da convinzioni profonde, dai caratteri e dagli esempi di ciascuno». Uno dei problemi dell’economia è l’unione tra banca e finanza, voluta da una legge del 2007: «la banca, che si occupa di risparmio e tutela, fa anche il gioco della finanza, cioè la speculazione».

Papa Francesco nell’enciclica si mostra anche moderno, attento alla tecnologia, che non demonizza ma che auspica si usi in maniera maggiormente oculata. E se è vero che la rivoluzione culturale di un popolo parte dalle sue strutture scolastiche, i ragazzi dovrebbero essere maggiormente sensibilizzati, come ha fatto notare il professor Mario Cassanelli: «Il papa chiede all’essere umano di trattare la tecnologia con equilibrio, rispetto e contemplazione». Per questo, Cassanelli ha proposto una sua idea da portare nelle scuole: «Si potrebbe pensare ad un percorso educativo per far capire ai ragazzi che quello che vivono all’interno del mondo della tecnologia non è reale, ad esempio organizzando dei corsi di educazione all’uso degli ambienti informatici».

L’incontro ha portato gli uditori a riflettere su temi molto delicati, dal respiro mondiale, ma che toccano anche la nostra città, grazie ad una libreria che si è dimostrata, ancora una volta, un importante polo culturale.

Federica G. Porcelli

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