Gli insegnanti di Trani e non Questi insegnanti sbattuti fuori dalla loro casa, dalla loro famiglia e, per evitare troppi sentimentalismi, dal mutuo sulla loro casa e dai loro genitori o i loro suoceri da accudire abbandonati, solitari al capezzale senza potersi permettere una badante rumena a nero e a sua volta sbattuta di casa come loro.
Questi insegnanti che dovrebbero essere messi nelle migliori condizioni per formare nel migliore dei modi possibili i nostri figli, diventano, in un mondo dove i più perspicaci urlano a gran voce che bisogna fermare le immigrazioni dei disperati, loro stessi degli immigrati, senza barconi ma con bastimenti di problemi irrisolvibili che in una notte di fine estate sono piombati addosso sopra altri problemi che già gestivano con grande difficoltà giorno dopo giorno.
Troveremo arenata sulle spiagge, oltre ai bambini morti, la loro speranza di avere una famiglia unita tanto predicata da quelli che famiglia non ne hanno e tanto ostentata nelle campagne acquisto voti da quelli che decidono sulle nostre vite incerte.
Troveremo arenate sulla spiaggia le loro preoccupazioni lasciate a casa per i loro figli, per i loro genitori anziani, per il mutuo da pagare. Inciamperemo sulle spiagge d’estate sui loro calcoli fatti e rifatti da dove tristemente evincono che con il loro irrisorio stipendio, al netto della seconda casa da affittare nel paese dove sono stati destinati, della badante rumena a nero, della babysitter che dovrà sopperire alla loro assenza e di tante altre cose, dovrà essere rimpinguato da quello del consorte.
Sbatteremo la testa contro quelli che diranno che i poliziotti e i carabinieri già lo fanno e scivoleremo sulle lacrime di quelle famiglie dove uno fa il poliziotto e l’altro l’insegnante. Questi insegnanti, con il loro divorzio imposto, avranno la serenità necessaria per insegnare ai nostri bambini una nuova morale.
La cosa che mi lasca basito è osservare che i politici che si sono spostati dalla loro casa solo per andare a fare i concorrenti alla ruota della fortuna o che non si sono mai mossi da dove sono grazie ad agi che, per fortuna o per astuzia, erano già dove sono quando sono nati e, spesso, grazie ai quali sono diventati politici, debbano parlare della poca voglia di lavorare degli insegnanti se questi, con il mutuo, il genitore anziano, i figli, lo stipendio ridicolo, eccetera, eccetera, rinunciano con incalcolabile sofferenza alla loro inaspettata e generosa manna.
La cosa che mi terrorizza è l’arroganza di queste persone che, crogiolandosi in quei loro agi quasi mai ricavati dalla loro abilità, da sempre cercano di far passare i nostri diritti, come il lavoro, per una loro benevola concessione e che, per assurgerne, sia necessario, rinunciare, pagare, rendere un altro diritto, spesso quello della serenità. E come in ogni democrazia, non ce li siamo scelti.
Rino Negrogno

